Andiamo a osservare quattro protagonisti della canzone italiana dalla parte meno romantica. Ricavi, utili, immobili, partecipazioni, investimenti e persino tax credit. Il punto di partenza è l’elaborazione che Open realizza ogni anno sui bilanci delle società riconducibili agli artisti, ripresa dal Corriere della Sera. La fotografia del 2025 dice che a vincere la gara degli incassi è Vasco Rossi, mentre sul gradino più alto degli utili sale Ultimo. Fedez resta sul podio. Renato Zero, invece, sembra soltanto essersi preso una pausa.
Partiamo dal re degli incassi. Giamaica srl, la società legata a Vasco Rossi, nel 2025 ha registrato ricavi per circa 12,9 milioni di euro. A spingere il risultato sono soprattutto i dodici concerti negli stadi, tutti sold out, per un totale di 610 mila spettatori. L’utile, però, scende da 2,3 a 1,8 milioni. Nei conti compaiono anche immobili, partecipazioni e investimenti finanziari, per un patrimonio netto complessivo di 23,5 milioni. Numeri quasi surreali se si pensa al punto di partenza del ragazzo di Zocca che negli anni Settanta ha trasformato provincia, eccessi, fragilità e desiderio di libertà in una linguaggio rock che si è dimostrato comprensibile a tante generazioni. Il suo rapporto con il pubblico nasce anche da lì attraverso quelle canzoni che raccontano errori, solitudine, dipendenze e tanta voglia di riscatto. Il sociale, per Vasco, è stato soprattutto dentro le storie delle persone più che nelle dichiarazioni.
Poi c’è Fedez, secondo per ricavi. 11,8 milioni sommando le sue principali società e circa 2,5 milioni di utile. Il cantante è ormai soltanto una parte di un sistema che comprende Zedef, Doom e Autoscontri, mentre Happy Seltz, la società nata anche intorno alla bevanda Boem, è stata posta in liquidazione. È il risultato di una carriera che da tempo non si misura più soltanto in dischi venduti o biglietti. Fedez è infatti cantante, imprenditore, personaggio televisivo e soprattutto produttore di conversazioni. Dopo Muschio Selvaggio, nato con Luis Sal è arrivato Pulp Podcast con Mr. Marra. Un altro palcoscenico nel quale la musica conta relativamente poco e contano invece ospiti, attualità, polemiche e capacità di far discutere. L’ospitata di Giorgia Meloni nel 2026, appena qualche giorno prima del referendum sulla giustizia, sono l’esempio di come quel microfono sia ormai entrato nella conversazione pubblica italiana. Fedez ha saputo trasformare la propria notorietà in un’attività che produce attenzione e, nel suo caso, è diventata a tutti gli effetti parte del mestiere.
La sorpresa della classifica è Ultimo. Niccolò Moriconi, cresciuto a San Basilio e arrivato dai piccoli locali romani ai grandi palchi, ha portato la sua Ultimo Entertainment oltre i 10 milioni di euro di ricavi. E, non è un dettaglio, per lui è l’utile a fare la differenza: 3,3 milioni, contro i 2,3 dell’anno precedente. Nel bilancio compare persino 31.640 euro di credito d’imposta del MiC che offre una riduzione del 30% sui costi sostenuti dalle imprese del settore musicale. Una cifra minuscola accanto ai milioni, ma giusta per ricordarci che anche l’epopea del ragazzo del pianoforte, alla fine, passa da una voce fiscale. Ultimo ha mantenuto anche un rapporto con il sociale, soprattutto attraverso progetti per l’Unicef, di cui è Goodwill Ambassador dal 2019. È una dimensione, che senza trasformarsi in militanza, si innesta nel suo immaginario fatto di periferie, ragazzi, solitudine, bisogno di trovare un posto nel mondo.
E poi c’è Renato Zero, che dalla classifica è momentaneamente sparito. Ma solo perché nel 2025 ha semplicemente rinunciato ai concerti e la sua Tattica srl è precipitata dagli oltre 17,8 milioni di ricavi del 2024 a 691.811 euro. Il dato dimostra, più di qualsiasi approfondimento, quanto oggi il grande spettacolo dal vivo sia una macchina economica gigantesca, e il Re dei sorcini quella macchina la conosce bene. È il ragazzo romano che negli anni Settanta costruisce un personaggio teatrale, provocatorio e trasgressivo che finisce per trasformare la diversità e il bisogno di essere accettati in sostanza popolare. Sempre attento all’inclusione, ai giovani, alla difesa delle persone ai margini. Intanto il 2026 promette il ritorno ai vertici. Ne fanno la spia le prevendite del tour che hanno già generato oltre 9,4 milioni di euro, contabilizzati come anticipi.
Alla fine, dunque, i conti raccontano una classifica curiosa. Vasco incassa di più. Ultimo guadagna meglio. Fedez ha costruito una macchina che va molto oltre la musica. Zero è il gigante momentaneamente fuori graduatoria. Resta il fatto che nessuna di queste cifre spiega perché 610 mila persone vadano a vedere Vasco, perché un ragazzo perché Fedez riesca a trasformare ogni nuovo microfono in un evento o perché Renato Zero possa ancora costruire un rito collettivo intorno a canzoni nate decenni fa.
E’ una fotografia interessante, ma inevitabilmente parziale. Perché nei bilanci finiscono gli stadi, i podcast, le società e le proprietà, non quello che succede dall’altra parte del palco. Là ci sono 610 mila persone che cantano insieme a Vasco, un ragazzo di San Basilio che riempie gli stadi, una frase di Fedez che diventa una discussione sui social, una canzone di Zero che dopo quarant’anni continua a parlare a qualcuno.
I numeri, insomma, ci dicono quanto rende il mestiere del cantante. Per capire quanto vale davvero, bisogna ancora ascoltarlo.
