Rinvenuta a Castel di Guido una villa imperiale romana

Nella capitale mosaici, affreschi e una statua marmorea emergono da uno scavo clandestino. Dal 20 giugno sarà aperta al pubblico.

Rinvenuta a Castel di Guido una villa imperiale romana
Immagine presa da “Finestre sull’arte”
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17 Giugno 2026 - 17.04


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Una straordinaria scoperta archeologica arricchisce il patrimonio storico della campagna romana. Durante un intervento avviato a seguito della segnalazione di uno scavo abusivo all’interno della tenuta agricola di Castel di Guido, la Soprintendenza Speciale di Roma del Ministero della Cultura ha portato alla luce i resti di una vasta villa romana risalente all’età imperiale, rimasta finora sconosciuta agli studiosi.

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L’operazione, condotta in stretta collaborazione con il Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, ha consentito non solo di interrompere tempestivamente l’attività clandestina, ma anche di mettere in sicurezza un’area d’interesse archeologico, rivelando testimonianze di grande valore storico e artistico. «In pochi giorni i funzionari del Ministero della Cultura, insieme ai Carabinieri, sono riusciti a fermare un intervento illecito e a salvaguardare un importante sito archeologico, riportando alla luce i resti di una splendida villa di epoca imperiale nella campagna romana», ha dichiarato il Ministro della Cultura Alessandro Giuli.

Secondo il Ministro, l’intervento rappresenta un esempio virtuoso di tutela del patrimonio culturale e di efficace collaborazione tra istituzioni e territorio: «Si tratta di un’azione esemplare di ricerca e protezione dei beni archeologici, che dimostra il legame profondo tra le Soprintendenze e le comunità locali. Una scoperta che vogliamo condividere con i cittadini attraverso un open day dedicato, per restituire alla collettività una parte della propria storia», ha aggiunto.

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Proprio per consentire al pubblico di conoscere da vicino il sito, la Soprintendenza Speciale di Roma organizzerà un’apertura straordinaria dello scavo con visite guidate gratuite previste per sabato 20 giugno a partire dalle ore 17.

Le indagini archeologiche hanno rivelato una porzione significativa di una grande villa suburbana che, secondo le prime ipotesi degli studiosi, potrebbe essere stata collegata all’antica via Aurelia e inserita nel territorio di Lorium, località celebre nelle fonti storiche per la presenza di proprietà imperiali e per il suo stretto legame con alcuni degli imperatori più importanti di Roma. Lorium, infatti, fu frequentata dall’imperatore Adriano e successivamente da Antonino Pio, che vi fece costruire una residenza imperiale. Anche Marco Aurelio ebbe rapporti con questa area, rendendola uno dei luoghi più significativi del suburbio occidentale romano.

«La scoperta della villa romana di Castel di Guido dimostra non solo l’eccezionale ricchezza archeologica di Roma oltre i confini del centro storico, ma anche l’efficacia di una tutela fondata sulla collaborazione e sulla rapidità d’intervento», ha sottolineato Daniela Porro, Soprintendente Speciale di Roma. «Siamo particolarmente soddisfatti di poter aprire il cantiere al pubblico e restituire ai cittadini un nuovo tassello della loro memoria storica».

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Le attività di scavo, dirette scientificamente dall’archeologa della Soprintendenza Alessia Contino, hanno portato alla luce strutture sorprendentemente ben conservate. In alcuni punti le murature raggiungono un’altezza di circa un metro e mezzo, offrendo una lettura particolarmente chiara dell’organizzazione architettonica della residenza. Tra gli ambienti individuati spicca l’atrio principale della villa, caratterizzato dalla presenza di un impluvium centrale, la tradizionale vasca destinata alla raccolta dell’acqua piovana.

L’area presenta eleganti decorazioni con motivi geometrici e vegetali, mentre gli ambienti circostanti conservano raffinati pavimenti musivi e tracce di pitture parietali. Gli archeologi hanno inoltre identificato strutture riconducibili alle attività produttive della villa, confermando la duplice funzione residenziale ed economica tipica delle grandi proprietà aristocratiche dell’epoca romana. Tra i reperti più significativi emersi durante le indagini figura una statua frammentaria in pregiato marmo bianco, attualmente oggetto di studio e restauro. L’opera raffigura un personaggio barbuto intento a trasportare un piccolo animale domestico, probabilmente un vitello o un maialino.

Secondo una prima interpretazione degli studiosi, la scultura potrebbe rappresentare Silvano, antica divinità romana protettrice delle campagne, dei boschi e delle attività agricole. La presenza di tale figura all’interno della villa appare coerente con il contesto rurale della proprietà e con la funzione produttiva che essa doveva svolgere. La qualità delle decorazioni musive e pittoriche, insieme alla raffinatezza dei materiali rinvenuti, suggerisce che la villa appartenesse a proprietari di rango elevato, probabilmente membri dell’aristocrazia romana strettamente legati all’amministrazione delle proprietà imperiali di Lorium. Gli studiosi ritengono che il complesso possa rappresentare una nuova e importante testimonianza della presenza delle élite romane nel territorio occidentale della capitale durante l’età imperiale, contribuendo a ricostruire la rete di residenze e aziende agricole che gravitavano attorno alle proprietà della famiglia imperiale.

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«Grazie alla segnalazione proveniente dal territorio e alla tempestività dell’intervento – ha spiegato Alessia Contino – è stato possibile individuare parte di una vasta villa romana finora sconosciuta e recuperare un contesto archeologico di straordinario interesse, caratterizzato da ricche decorazioni e dal rinvenimento di una statua in marmo di grande pregio. Questa scoperta apre nuove prospettive di ricerca e rappresenta un ulteriore passo avanti nella conoscenza e nella tutela di un territorio che continua a restituire importanti testimonianze della sua storia millenaria».

La scoperta di Castel di Guido conferma ancora una volta come il sottosuolo della campagna romana conservi un patrimonio archeologico vastissimo e in larga parte inesplorato, capace di offrire nuove informazioni sulla vita quotidiana, l’economia e il paesaggio dell’antica Roma.

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