Il Presidente Mattarella a Grosseto, dove nacque il Codice Rosa

Il Presidente della Repubblica il 17 settembre visiterà la Stanza Rosa dell’ospedale Misericordia. Proprio a Grosseto, nel 2010, nacque il percorso destinato a diventare un modello per l’accoglienza e la protezione delle vittime di violenza. Un’esperienza che ha profonde radici senesi, a partire dalla sua ideatrice Vittoria Doretti.

Il Presidente Mattarella a Grosseto, dove nacque il Codice Rosa
Il presidente Mattarella nel 2023 al Women Economic Forum. Foto Ansa
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14 Settembre 2026 - 09.36 Oltreilponte


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di Serenella Civitelli

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Il Presidente della Repubblica sarà a Grosseto il 17 settembre dove, alle 17, visiterà la Stanza Rosa del Pronto Soccorso dell’Ospedale Misericordia. La visita del Capo dello Stato assume un particolare significato istituzionale e sociale perché è proprio a Grosseto che è nato il Codice Rosa, il percorso dedicato all’accoglienza, alla cura e alla protezione delle persone vittime di violenza e abusi.

Il Codice Rosa nasce nel 2010 come progetto pilota all’interno dell’allora Asl 9 di Grosseto, dall’intuizione della dottoressa Vittoria Doretti, nata e laureata a Siena e rimasta sempre legata alla nostra città, e dal lavoro di un gruppo di professioniste e professionisti che avvertirono la necessità di cambiare il modo di riconoscere e assistere le vittime nell’emergenza sanitaria.

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L’esperienza mostrò presto la capacità di far emergere violenze spesso nascoste e l’importanza di mettere in rete competenze diverse. Nel 2011 il Codice Rosa divenne progetto regionale, nel 2014 fu esteso a tutta la Toscana e nel 2016 nacque formalmente la Rete regionale.

Il modello grossetano, pionieristico anche a livello nazionale, ha anticipato un approccio basato non solo sulla cura delle lesioni, ma sul riconoscimento precoce, l’ascolto, la protezione e la presa in carico della vittima, principi presenti anche nelle successive linee guida nazionali.

Il nome può trarre in inganno, facendo pensare a un percorso riservato alle donne. In realtà, il Codice Rosa è rivolto alle vittime di violenza e abusi indipendentemente dal sesso e dal genere. Anche l’origine del nome è meno scontata di quanto sembri. Come ha spiegato Vittoria Doretti, il “rosa” inteso come colore associato alle donne è una semplificazione: il riferimento originario era alla rosa bianca, simbolo di purezza e forza d’animo che richiama anche la “Rosa Bianca”, il movimento di giovani tedeschi che si oppose al nazismo. 

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Quando in Pronto Soccorso emerge una situazione di violenza, anche dietro sintomi generici o traumi apparentemente accidentali, si attiva un percorso che garantisce riservatezza, ascolto, assistenza sanitaria e protezione. La presa in carico coinvolge, secondo le necessità, servizi sanitari e sociali, Centri antiviolenza, forze dell’ordine e autorità giudiziaria.

Il Codice Rosa non va confuso con il Codice Rosso, come può accadere per la somiglianza dei nomi. Sono due strumenti profondamente diversi anche se, naturalmente, possono incontrarsi. Il primo nasce in ambito sanitario e socio-assistenziale per riconoscere, curare e proteggere la vittima. Il Codice Rosso, introdotto con la legge 69 del 2019 e successivamente rafforzato, riguarda invece la risposta giudiziaria alla violenza domestica e di genere: una corsia preferenziale per accelerare indagini e interventi di protezione per determinati reati.

Il legame del Codice Rosa con Siena non si limita alle origini senesi di Vittoria Doretti. L’Azienda ospedaliero-universitaria senese e l’Azienda Usl Toscana Sud Est partecipano, con competenze differenti, alla rete di presa in carico delle vittime e alla formazione di operatrici e operatori. L’Università degli Studi di Siena ha attivato un Master “Codice Rosa”, giunto quest’anno all’ottava edizione.

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Ed è proprio la capacità di costruire una rete uno degli aspetti più innovativi dell’esperienza nata a Grosseto: comprendere che davanti alla violenza non basta “curare”. Occorre saper leggere ciò che può esserci dietro, offrire alla persona uno spazio sicuro nel quale parlare e accompagnarla in un percorso che non la lasci sola dopo l’uscita dall’ospedale.

La presenza del Presidente della Repubblica nel luogo dove tutto ebbe inizio rappresenta, quindi, un importante riconoscimento istituzionale ma anche un richiamo alla responsabilità collettiva. A oltre quindici anni dalla nascita del Codice Rosa, la sfida non è soltanto rendere sempre più efficaci gli strumenti di cura e protezione, ma riuscire a intervenire prima.

Perché riconoscere una persona vittima di violenza quando arriva in Pronto Soccorso può salvarle la vita. Ma il traguardo più difficile resta costruire una società capace di riconoscere e fermare quella violenza prima che quella persona debba arrivare in ospedale.

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