In Svezia al tempo della vittoria della sinistra: dialogo fra due compagni di corso

Solomon vive da più di 13 anni in Svezia e ha ottenuto la cittadinanza nel 2018. Io che sono arrivata da poco con L'Erasmus nell'università svedese ho chiesto a lui di raccontare il contesto socio-politico in cui si inserisce la vittoria dei socialdemocratici. L'immigrazione resta uno dei temi più discussi degli ultimi anni.

fonte: internazionale.it
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20 Settembre 2026 - 19.16


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di Giada Zona

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Il centrosinistra di Magdalena Andersson, leader dei socialdemocratici, ha ottenuto tre seggi in più rispetto al centrodestra nel Parlamento nazionale. Bastava passeggiare per le strade svedesi nei giorni precedenti al voto per capire che il Paese si stava avvicinando alle elezioni. E’ quello che ho percepito io, che sto svolgendo qui un periodo di Erasmus e ho iniziato a informarmi sulla politica nazionale. Ho scelto però di dare voce a chi questo Paese lo vive da anni, un mio compagno di corso, Solomon. Nato in Nigeria, Solomon vive in Svezia da più di 13 anni e ha ottenuto la cittadinanza svedese nel 2018. 

Come hai vissuto la politica svedese in questi anni?

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Io ho iniziato a prestare attenzione alla politica in Svezia da quando ho ottenuto la cittadinanza svedese. Quello stesso anno ho votato alle elezioni politiche e ho votato anche nel 2019 per le elezioni del Parlamento europeo. Il partito dominante in Svezia è sempre stato quello socialdemocratico, ma le cose sono cambiate nel 2022, quando la destra all’opposizione ha preso il potere. Nel 2022 ho seguito «SVT Valvakan» per tutta la notte elettorale, con servizi da tutta la Svezia e dai ritrovi elettorali dei partiti. È stato proprio nel 2022 che ho iniziato a capire la politica svedese in un contesto molto più ampio: le coalizioni tra i partiti (Rödagröna e Alliansen), le politiche migratorie, le tasse, la sanità, il welfare e il sistema pensionistico. In questi anni sono cambiate molte cose. 

Secondo te, quali sono stati i cambiamenti più rilevanti?

Il governo Tidö (governo uscente) ha apportato molte modifiche in materia di cittadinanza. La nuova legge stabilisce che, per diventare cittadini, bisogna aver vissuto in Svezia per 8 anni, essere residenti rispettosi della legge, in grado di mantenersi da soli e di contribuire alla società. La maggior parte dei cambiamenti ha colpito gli immigrati, in particolare quelli della classe lavoratrice. Alcuni sono stati rimpatriati perché i loro salari bassi non bastavano a garantire loro lo status di residente in Svezia. Spero che il nuovo governo che subentrerà all’amministrazione Tidö riesca ad attuare politiche valide, che diano un po’ di respiro agli immigrati e li aiutino a integrarsi nella società.

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La vittoria dei socialdemocratici potrebbe segnare una nuova era per la Svezia? Quali sono le tue aspettative per il futuro?

Sì, credo che possa portare una ventata di cambiamento in Svezia e darci speranza per il futuro. Credo anche che possano rivedere le politiche introdotte dal governo precedente (Tidö), come il salario medio richiesto per i permessi di lavoro e anche alcune politiche sull’immigrazione. Le mie aspettative non sono molto alte. Mi aspetto che il nuovo governo apporti gli aggiustamenti di cui ho parlato e migliori il Paese, sia sul fronte dell’occupazione sia nel creare opportunità per i giovani e per le persone più anziane.

Che clima c’era prima del voto?

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Alcune persone con cui ho parlato volevano che vincessero i socialdemocratici, mentre altre volevano che il governo Tidö continuasse a governare. Una settimana fa ho avuto l’occasione di intervistare alcuni studenti delle superiori a Stoccolma. Mi hanno detto di ricevere aggiornamenti quotidiani dai propri canali social, soprattutto TikTok. Vedono le campagne dei vari partiti politici e molti di loro hanno confermato che queste campagne sui social erano pianificate strategicamente per indurli a votare per quei partiti.

Cosa hai scoperto riguardo il rapporto tra giovani e informazione?

La maggior parte di loro ha detto di saper riconoscere le informazioni false e così consultano altre fonti di informazione, cercano le notizie per verificarle o fanno una rapida ricerca su Google. Uno di loro mi ha raccontato come «Aftonbladet», uno dei maggiori quotidiani svedesi, scriva la propria copertura politica in modo da attirare i giovani. Una studentessa mi ha detto di aver chiesto ai genitori quale partito votare. Le ho chiesto perché lo avesse fatto, e lei ha risposto che i suoi genitori votano da molti anni. Con le informazioni raccolte la settimana scorsa sono rimasto colpito dalle loro risposte, che hanno dimostrato quanto siano consapevoli e informati sulla politica svedese. Direi che la tecnologia ha avuto un ruolo enorme in questo.

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