La Disinformazione è una minaccia globale: l’analisi di World Economic Forum

La prospettiva globale delineata dagli studi del WEF non sono rosei. La disinformazione è uno dei rischi maggiori dei nostri giorni e di quelli a venire.

La Disinformazione è una minaccia globale: l’analisi di World Economic Forum
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23 Gennaio 2026 - 19.11


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di Gemma Consolazio e Victoria Picchietti

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Secondo il World Economic Forum e il suo Global Risks Report del 2026, la disinformazione e la cattiva informazione non sono più fenomeni marginali della nostra epoca ma una delle principali minacce globali dei prossimi due anni. Il cambio di prospettiva riflette la diffusione sempre maggiore di notizie false e l’impatto che queste possono avere sulle società, sulle istituzioni e sui processi democratici in un mondo caratterizzato da crescenti tensioni geopolitiche e digitali.

All’interno del rapporto di quest’anno, la disinformazione e la cattiva informazione sono classificate come uno dei principali rischi a breve termine, con alta percezione di gravità tra esperti, leader politici, rappresentanti del settore privato e della società civile. In alcune edizioni recenti del Global Risks Report è persino salito ai primi posti nella classifica dei rischi per i prossimi due anni.

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La rapida diffusione di piattaforme digitali e di strumenti di intelligenza artificiale in grado di produrre contenuti falsi ma altamente realistici, come deepfake, testi generati automaticamente e siti web contraffatti, ha conferito alla disinformazione una dimensione nuova e particolarmente insidiosa. Secondo il rapporto del WEF, tale  evoluzione rischia di compromettere la fiducia nei media tradizionali, nelle istituzioni governative e nelle fondamenta stesse dell’informazione pubblica, favorendo divisioni sociali, polarizzazione politica e fenomeni di instabilità democratica.

Dal rapporto emergono molteplici rischi associati alla disinformazione, che non si limitano alla circolazione di notizie false, ma possono avere effetti devastanti sulla popolazione contribuendo ad aumentare la polarizzazione sociale, creando comunità sempre più divise da narrative contrastanti. Gli effetti della disinformazione ricadono persino sulla politica, portando ad interferenze nei processi elettorali per mezzo di campagne mirate a influenzare l’opinione pubblica. Ciò comporta anche il rischio di instabilità sociale con conseguenti disordini civili e gruppi radicalizzati che sfruttano la disinformazione per diffondere visioni estremiste.

Il problema maggiore è che la disinformazione non è un fenomeno isolato: secondo gli analisti del WEF è interconnessa con altri rischi globali, amplificando e rinforzando dinamiche di instabilità in altri settori. Essa infatti può agire come moltiplicatore di vulnerabilità legate a crisi politiche, economiche e tecnologiche, indebolendo la capacità delle società di reagire a sfide comuni come pandemie, cambiamenti climatici o tensioni internazionali.

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Il WEF richiama l’attenzione sul fatto che affrontare la disinformazione richiede più di una semplice moderazione dei contenuti online. Proprio per questo è di fondamentale importanza rafforzare l’alfabetizzazione mediatica e digitale tra le popolazioni mondiali, sviluppare tecnologie di verifica affidabili e strumenti di fact-checking più efficaci, promuovere una cooperazione internazionale per contrastare l’uso maligno delle tecnologie e salvaguardare la libertà di espressione senza sacrificare l’affidabilità delle informazioni. Queste misure sono cruciali per salvaguardare i processi democratici aumentando in questo modo la fiducia pubblica, oltre a essere necessari per preservare la coesione sociale in un mondo sempre più interconnesso.

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