Nonostante andasse di moda nel tardo medioevo, il teatro morale continua a calcare le scene ogni domenica (pardon quasi ogni giorno) e spande isterismi sulle piazze tecnologiche. L’ultimo atto ha per protagonista Alessandro Bastoni, difensore dell’Inter, reo confesso di aver “accentuato” il contatto con Pierre Kalulu.
Traducendo dal calcese. Mi hanno sfiorato e io ho visto la Madonna. L’arbitro ha fischiato, il Var si è fatto negare (regolamento alla mano, in mezzo al campo non si interviene), e X, Instagram, TikTok hanno spalancato il tribunale del popolo. Lo scandalo, si dice, non è tecnico e nemmeno del regolamento. È Etico. Perché Bastoni guadagna mezzo milione al mese, il doppio del Ceo del Monte dei Paschi di Siena che con altrettanta furbizia ha messo in saccoccia Mediobanca del “vecchio” Cuccia, e dunque dovrebbe cadere con sobrietà, possibilmente chiedendo scusa al prato prima di toccarlo.
Nel frattempo, in un’altra scena della stessa commedia, l’allenatore del Como con una “toccatina” come quella di Kalulu frena Alexis Saelemaekers che ha fretta di rimettere il pallone in gioco. Dall’altra parte, Massimiliano Allegri distribuisce offese come fossero spritz estivi al bar della sua amata Terrazza Mascagni. Milioni di telespettatori turbati, editoriali indignati, podcast di fuoco.
Strano che in un Paese in cui anche la furbizia è sport nazionale, pretendiamo che il difensore faccia il boy-scout e l’allenatore il maggiordomo. Sui social si invoca l’esempio per i ragazzini dell’oratorio. È vero che i ragazzi imitano tutto e lo vediamo su ogni campo, anche il più sperduto della provincia. Imitano l’arte sopraffina del perdere tempo, la rimessa laterale battuta cinque metri più avanti, il portiere che diventa un Immanuel Kant con i guantoni, che filosofeggia anziché rinviare, l’allenatore che ostacola rimesse o che appella “coglione” il vicino di panchina.
Può non piacere ma è così. Vorremmo vedere la squadra che perde inginocchiarsi di fronte alla vincente come è accaduto a Federica Brignone alle Olimpiadi? Bellissimo, ma quello è il podio dei sogni. Da sempre il pallone vive di astuzie, di zone grigie, di quel confine sottile tra mestiere e malizia. Bastoni, Fabregas e Allegri non sono santi e nemmeno demoni ma professionisti (una volta degni, l’altra meno) dentro un sistema che premia chi sa stare un metro (a volte anche due) oltre la linea senza farsene troppo accorgere.
Continuiamo pure nello sport parallelo del calcio, quello dell’indignazione, ma poi continueremo a celebrare i rari gesti di fair play come fossero apparizioni celesti e a stracciarci le vesti per ogni furbizia solo quanto ci costa dei punti. È un copione antico quanto il calcio.
