Il valzer fuori tempo di Giorgia

Bei tempi quando poteva ballare con Orbàn e Trump. In ‘sala Italia’ il sipario non cala mai e la coreografia si riscrive in diretta. La Russa vorrebbe che il 25 aprile si concludesse al canto di “Le donne non ci vogliono più bene” in onore ai caduti della Repubblica di Salò.

Il valzer fuori tempo di Giorgia
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Marcello Cecconi Modifica articolo

23 Aprile 2026 - 13.01


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Bisogna riconoscere che c’è anche una certa eleganza nel cambiare idea senza mai ammetterlo. Giorgia Meloni ne ha fatto un’arte. Una coreografia per un grande valzer politico che oscilla tra sovranismo di una volta e improvvise passioni europeiste, con la leggerezza di chi balla e cerca di attraversare la pista evitando di pestare i piedi agli altri ballerini che non riescono a prevedere più i suoi passi.

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Bello e facile quando poteva svolazzare sulle punte guidata dal tutto d’un pezzo Viktor Orbán, oggi evaporato come una Cenerentola a mezzanotte, oppure quando incrociava le sue scarpette con quelle di pelle nera e lucida di Donald Trump, che con grazia e occhi complici spostava la sua enorme cravatta rossa per evitare che le franasse sul volto sorridente. Ora il ballerino globale guarda altrove e lei, più sola ma con compostezza patriottica, dice di non aver mai davvero guardato in quella direzione.

E così eccola riapparire, elegante, in versione europeista. Quasi mano nella mano con Emmanuel Macron tenta un nuovo valzer in un’improbabile tecnica da riconciliazione continentale. Un tentativo di spostarsi al “centro” della ‘sala Italia’ che deve aver fatto sobbalzare più di qualcuno, a partire da Marina Berlusconi, spettatrice interessata di quella zona tanto che ha dovuto richiamare all’ordine il suo maggiordomo Antonio Tajani, come fosse un dipendente distratto durante la riunione del lunedì.

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E se ciò non fosse sufficiente arriva il contributo, a questa coreografia sgraziata, da parte del Presidente del Senato Ignazio La Russa. In vista della Festa della Liberazione dal fascismo e dal nazismo, con sensibilità revisionista, vorrebbe che il 25 aprile la ‘sala Italia’, dopo aver ballato tutto il giorno al ritmo di “Bella ciao”, concludesse la serata con “Le donne non ci vogliono più bene” in onore ai caduti della Repubblica di Salò.

Meno male che in questa sala affollata c’è ancora il metronomo Sergio Mattarella, padrone discreto ma inflessibile, che al solito passo falso ha fermato l’orchestra con un gesto appena accennato. Giorgia Meloni e i suoi, lanciati in una coreografia fuori tempo, tra inciampi giuridici e figuracce istituzionali, continuano ad eseguire un valzer stonato di fronte allo sguardo severo di chi, più che guidare il ballo, ricorda semplicemente che la sua ‘sala Italia’ non è un campo da improvvisazione.

Tutto s’ingarbuglia e resta da capire se Meloni stia cambiando davvero passo o se invece si tratta della consueta piroetta. Quel che è certo è che in ‘sala Italia’ il sipario non cala mai. E la coreografia si riscrive in diretta.

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