Quando le immagini dell’arrivo di un treno in stazione fecero tremare gli spettatori | Culture
Top

Quando le immagini dell’arrivo di un treno in stazione fecero tremare gli spettatori

Era il 6 gennaio del 1896 quando a Parigi venne proiettato il corto dei fratelli Lumière in cui la locomotiva raggiunge la stazione. La profondità di campo, della quale non c'era ancora consapevolezza, fa sentire il pubblico presente sulla banchina sella stazione

Quando le immagini dell’arrivo di un treno in stazione fecero tremare gli spettatori
Preroll

redazione Modifica articolo

6 Gennaio 2026 - 18.45


ATF

di Giada Zona e Marcello Cecconi

Parigi. Epifania del 1896. Nel buio di una sala, una locomotiva sembra bucare lo schermo e raggiungere gli spettatori. Fu sorpresa e panico fra gli intervenuti con qualcuno di loro che, si racconta, pare se ne sia andato a gambe levate convinto che quel treno lo avrebbe travolto davvero. A realizzare la pellicola, intitolata L’Arrivée d’un train en gare de La Ciotat, in cui una locomotiva a vapore entra in stazione, furono i fratelli Lumière.

Resterà celebre non tanto per la storia narrata che non esiste (è un unico piano fisso di circa 50 secondi), quanto per le emozioni e le reazioni che ha suscitato nei primi spettatori della storia del cinema. Anche se questo non è il primo film della storia del cinema è da qui che inizia la vera rivoluzione della settima arte attraverso lo sfruttamento dell’immagine in movimento, che crea sorprese ed emozioni nuovissime in un pubblico che ha reazioni proprio perché non abituato a tali percezioni.

Simili reazioni non si ebbero pochi giorni prima, il 28 dicembre 1895, al primo vero cortometraggio dei fratelli Lumiere La sortie de l’Usine Lumière à Lyon, proiettato insieme ad altri nove nello stesso Grand Cafè di Parigi e che aveva come protagonisti gli operai ritratti mentre terminavano il loro turno alla fabbrica dei fratelli Lumière nella periferia di Lione. In quell’occasione presentarono la loro invenzione sulla quale lavoravano da tempo: le Cinématographe, la macchina che fungeva da camera di ripresa, copiatrice di pellicole e proiettore. Quel 28 dicembre 1895, le prime proiezioni in una sala con pubblico pagante hanno però il merito di aver dato il via alla trasformazione ufficiale dell’audiovisivo in un un mezzo di consumo collettivo. 

La “locomotiva” suscitò un’emozione intensa perché portava sullo schermo, per la prima volta, il movimento reale che avanza verso lo spettatore. Il treno che cresce nell’inquadratura e che sembra invadere lo spazio di chi guarda, attivando una reazione istintiva di attenzione e tensione. La profondità di campo, della quale non c’era ancora consapevolezza, attraverso la posizione della macchina da presa, fanno sentire il pubblico presente sulla banchina sella stazione.

Chi guarda non ha ancora i filtri narrativi o nemmeno padroneggia quelle che saranno le successive convenzioni cinematografiche e, perciò, quello che si vede appare come un evento vero, reale. Il fatto che quella scena rappresenti la quotidianità non è un freno all’effetto di realtà e di stupore, ma fa meglio incarnare alla locomotiva il ruolo di affascinante modernità ma anche di minaccia potenziale.

L’immagine non racconta una storia ma provoca un’esperienza diretta alla quale lo spettatore è chiamato a reagire senza mediazioni. Ecco la miscela di meraviglia, sorpresa e lieve inquietudine, che poi è il cocktail emozionale originario del cinema: la realtà che prende vita davanti agli occhi. La consapevolezza della proiezione in sala attraverso uno strumento tecnico non svilisce l’esperienza diretta, bensì la rende più vicina e più intensa, trasformandola in un’esperienza condivisa di massa.

Ancora oggi, nonostante la “comodità passiva” degli algoritmi dello streaming domestico, l’esperienza della sala cinematografica conserva una forza emotiva superiore. Andare al cinema significa esporsi di nuovo allo shock collettivo dell’immagine, rinunciando al controllo totale, alla pausa, alla distrazione continua. Anche in un’epoca di visioni solitarie e personalizzate, la sala continua a intensificare l’esperienza, trasformando la visione in un evento e ricordando che il cinema, prima di essere consumo, è ancora incontro, esposizione ed emozione vissuta insieme.

Native

Articoli correlati