di Lapo Vinattieri
All’alba della giornata di oggi, nei pressi dell’Ambasciata iraniana di Roma, è apparsa Rivoluzione, la nuova opera della street artist Laika, che mostra una manifestante iraniana senza velo con l’immagine dell’ayatollah Khamenei in fiamme. Alle spalle della ragazza, una scia si trasforma nella bandiera iraniana con al centro la scritta “Enghelab” (rivoluzione, in lingua farsi).
L’opera segna un ritorno dell’artista nello stesso luogo a quasi tre anni di distanza. Nel marzo 2023 aveva, infatti, affisso Poisoned by the Islamic Regime, dedicata alle studentesse iraniane avvelenate dal regime. La nuova opera richiama, invece, le proteste esplose a seguito della morte di Mahsa Amini e la repressione di questi giorni, mostrando apertamente il sostegno dell’artista alla lotta del popolo iraniano per una nazione democratica, al grido di “Donna, Vita, Libertà”.
Giunti ormai al diciassettesimo giorno di proteste, le manifestazioni contro la repressione da parte del regime non sembrano volersi fermare, mentre il numero delle vittime sale: secondo il bollettino dell’agenzia degli attivisti per i diritti umani, al 12 gennaio, le persone uccise nel corso degli scontri sarebbero 646.
Le notizie restano ancora difficili da reperire a causa del blackout di internet a livello nazionale imposto dal governo: l’osservatorio della rete Netblocks riporta che il blocco è in corso da ormai 108 ore, essendo entrato in vigore lo scorso 8 gennaio. Ieri, il ministro degli Esteri iraniani Abbas Araghchi aveva ammesso il blocco della rete nel Paese, mentre il Wall Street Journal scrive che le autorità iraniane stanno dando la caccia agli utenti Starlink per impedire che i video delle proteste diventino globali, unico modo per ottenere informazioni sulla portata delle proteste.
Il poster è stato pubblicato dalla stessa Laika su Instagram. Nella descrizione del post, l’artista parla del popolo iraniano in protesta, definendolo “l’Iran di intere famiglie ridotte in povertà dai teocrati che perseguono esclusivamente i propri interessi economici” che, “nonostante la violenza e la repressione, […] continua a riempire le strade per chiedere di vivere, di essere libera”.
