Dal 27 giugno al 29 novembre si terrà un mostra dal titolo “Italia Settanta la creatività come antidoto arte moda design”, presso il palazzo Attems Petzenstein a Gorizia.
La mostra, dedicata ai diversi ambiti del mondo creativo, quali, arte, moda e design, è curata da Raffaella Sgubin, Carla Cerutti, Lorenzo Michelli e Enrico Minio Capucci e allestita dallo studio Roberto Festi. L’esposizione è promossa dall’Ente Regionale per il patrimonio culturale del Friuli-Venezia Giulia, ERPAC FVG. Questo appuntamento rappresenta una profonda documentazione delle società italiane del secondo dopoguerra, infatti se negli anni precedenti era stata dedicata agli anni 50 e 60, quest’anno invece continua rappresentando la moda, e le arti del periodo definito pop.
Questa esposizione è collegata con la mostra goriziana, a Gradisca d’Isonzo, il progetto “FVG Settanta. Arti visive in Friuli Venezia Giulia negli anni ’70” della Galleria Regionale d’Arte Contemporanea “Luigi Spazzapan” che ripone l’attenzione su un territorio come quello, da Trieste a Udine, da Pordenone fino all’Isontino, che storicamente è stato un crocevia fondamentale di avanguardie artistiche.
Gli anni 70 si distinguono per la molteplicità dei linguaggi artistici e una perdita progressiva di una direzione unitaria della ricerca. La selezione di arti visive è impostata partendo dalle ambientazioni di moda e design, mette in correlazione la stagione pop e la ricerca degli anni 60 fino ad arrivare a pratiche degli anni 80 mettendo in luce diverse trasformazioni all’interno di un quadro non lineare. Accanto alle figure di riferimento come Alberto Burri e Afro, la sezione presenta protagonisti della ricerca pittorica e concettuale come Gino De Dominicis, Giorgio Griffa, Rodolfo Aricò, Marco Gastini, Getulio Alviani, Carlo Ciussi e Lucio Saffaro. Inoltre si trovano anche opere di Ugo Nespolo con la linea dinamico/futurista, insieme a un’istallazione di Michelangelo Pistoletto. Attraverso questa sezione viene evidenziato il rapporto tra le arti visive e altre discipline, infatti da un lato design e moda si interessano sulla dimensione della quotidianità e della funzione, dall’altro canto invece l’arte elabora percorsi che si concentrano sulla sperimentazione di nuovi linguaggi e alla definizione di modelli espressivi in continuo cambiamento.
Nello stesso modo, e in particolare nello stesso periodo, la moda vive una rivoluzione legata all’affermazione dell’industrializzazione del settore. Infatti l’Haute couture lascia spazio al prete-a-porter, con annessi cambiamenti, come la figura del sarto che si trasforma nella figura moderna e attuale dello “stilista”, termine coniato da Walter Albini. Inoltre Milano diventa la capitale della moda italiana consolidando il Made in Italy e mostrando la capacità della produzione di tipo industriale. Questa trasformazione la si riscontra anche tra costume, moda e arte concettuale, ad esempio il cappotto-scultura di Roberto Capucci, utilizzando elementi non comuni sul tessuto come sassi, corda e bambù. Accanto un altro genio come Missoni che attraverso geometrie e gli accostamenti cromativi dei capi in maglieria ha consolidato la sua visione. Ma colui che ha rielaborato il guardaroba quotidiano attraverso generi e forme è stato Giorgio Armani, con la sua giacca destrutturata, rielaborando una nuova eleganza urbana e fluida. Anche Elio Fiorucci che attraverso la trasformazione dei jeans e l’abbigliamento unisex lo ha reso un fenomeno di costume globale della cultura underground dello stile pop.
Anche il design ha avuto il suo momento florido, sulla scia delle grandi riflessioni nel panorama domestico, unendo la produzione industriale con la sperimentazione di materiali come la plastica. Non si può non citare la monumentale poltrona del trio De Pas-D’urbino-Lomazzi, una poltrona a forma di guanto da baseball, attraverso questa “scultura” contesta il rigore del mobile tradizionale. Con questo spirito anticonformista del design industriale attento alle tecnologie e alla funzionalità dell’ufficio e della casa, è stato interpretato dalla calcolatrice portatile Disumma 18 disegnata da Mario Bellini per Olivetti. Un altro artista come Ettore Sottsass jr con la sua lampada valigia, esprime un estetica geometrica di design spiritoso e provocatorio.
La produzione industriale milanese si consolida come il cuore pulsante del settore, soprattutto a protagonisti come Joe Colombo, Vico Magistretti, Achille Castiglioni, Richard Sapper e Gae Aulenti. In netta contrapposizione con questa visione industriale, ci sono opere come quella di Enzo Mari e di Mario Ceroli che prediligevano utilizzare materiali poveri, con un ritorno alla natura. Un’altra dimensione è quella di Gabriella Crespi che creava arredi sofisticati di alto artigianato, apprezzato da una ristretta clientela internazionale.
La fine del decennio è segnato dalla produzione verso le provocazioni postmoderne, dominata da Alessandro Mendini e dallo studio Alchimica, che aprirà la strada al gruppo Memphis creta da Ettore Sottass nel 1981.
Attraverso questo intreccio di storie, visioni e oggetti, la mostra si propone non solo come processo di rievocazione del passato, ma come uno strumento essenziale per comprendere le radici storiche e culturali della nostra contemporaneità.
Il progetto “FVG Settanta. Arti visive in Friuli Venezia Giulia negli anni ’70”, si dividerà attraverso mostre, incontri, dialoghi e momenti di approfondimento e pubblicazioni. È un processo articolato di ricerca, valorizzazione e divulgazione dedicato alla ricostruzione del panorama artistico regionale, attraverso un’attività di ricerca d’archivio fatta presso fondi privati e pubblici, conservati in diversi istituzioni culturali del territorio come Galleria Regionale d’Arte contemporanea “Luigi Spazzapan”, il Museo Revoltella, Casa Zanussi – Centro Cultura Pordenone, oltre agli archivi di importanti realtà espositive private quali la Galleria Plurima e lo Studio Tommaseo. L’obiettivo è riportare alla luce protagonisti, artisti, mostre, eventi, reti/relazioni e progettualità culturali che hanno contribuito a definire l’identità artistica del Friuli Venezia Giulia negli anni Settanta, evidenziando il ruolo svolto dalla regione all’interno dei più ampi processi di rinnovamento artistico e culturale di quel periodo.
Si apre con “Per una nuova Galleria” (27 giugno – 20 luglio), dedicata alle origini della Galleria Regionale d’Arte Contemporanea “Luigi Spazzapan”, con opere provenienti dalle prime acquisizioni, materiali d’archivio digitalizzati e un video introduttivo sul progetto. Prosegue con “Nuovi modelli di ricerca” (23 luglio – 29 novembre), che ricostruisce le principali esperienze artistiche regionali attraverso opere, documenti e archivi organizzati per nuclei geografici e tematici, trasformando la Galleria in un centro di memoria visiva degli anni Settanta. Tra gli appuntamenti correlati c’è la presentazione della donazione di Sergio Pausig (11 settembre – 11 ottobre), composta da opere realizzate negli anni Settanta e da lavori successivi destinati a ERPAC, che si affiancherà un ciclo di eventi collaterali e conferenze (settembre 2026 – gennaio 2027) dedicati ai temi emersi dalla ricerca.
Il percorso terminerà il 15 gennaio 2027 con un evento conclusivo in occasione del 50° anniversario della fondazione della Galleria Spazzapan, in dialogo con il progetto Together, momento di incontro tra studiosi, istituzioni, artisti e comunità per valorizzare oltre cinquant’anni di ricerca e sperimentazione nell’arte contemporanea del Friuli Venezia Giulia.
