Grande scoperta filologica a Roma della ricercatrice formata a Siena Elisabetta Magnati

Rinvenuto presso la Biblioteca Nazionale Centrale un manoscritto che conserva una delle più antiche trascrizioni di uno dei testi fondativi della letteratura inglese. Il ritrovamento di grande valore filologico è attribuito alla ricercatrice Elisabetta Magnanti, formatasi presso l’Università di Siena.

Grande scoperta filologica a Roma della ricercatrice formata a Siena Elisabetta Magnati
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13 Maggio 2026 - 21.14


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È stato scoperto a Roma un manoscritto del IX secolo contenente una delle più antiche trascrizioni del primo testo della letteratura inglese, e tra i ricercatori c’è anche l’ex alumna Elisabetta Magnanti. Aveva frequentato il campus di Arezzo durante il percorso triennale, per poi conseguire la laurea magistrale in Lettere Moderne presso l’università di Siena e il Master in Informatica del Testo offerto dall’ateneo – un vanto per l’università senese che riconosce il prestigio del proprio percorso formativo.

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La scoperta della dottoressa, in collaborazione con il collega al Trinity College di Dublino, Mark Faulkner, consiste in un componimento di nove versi rintracciato tra i fondi della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma di uno dei più antichi testi della letteratura inglese. Si tratta dell’“Inno di Caedmon” e la sua composizione originale (andata perduta) è databile alla fine del VII secolo.

Si tratta di un ritrovamento “di inestimabile valore” perché l’inno, in anglosassone (antico inglese), è stato estratto dal corpo del testo latino “Historia ecclesiastica gentis anglorum” del Venerabile Beda. E proprio il fatto che una copia romana riportava il testo dell’inno non tradotto, come era solito per i manoscritti più antichi, bensì in lingua originale, dimostra la grande considerazione che ci fosse nell’Alto Medioevo della poesia in volgare.

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La scoperta è stata resta possibile, dunque, grazie al fiuto filologico-letterario, frutto della carriera interdisciplinare alle spalle della ricercatrice, ma anche della padronanza dei nuovi metodi tecnologici ormai imprescindibili anche per l’umanistica. In questo, fondamentale è stata anche la formazione della dottoressa presso il Master in Informatica del Testo, percorso senese originariamente diretto dal professor Francesco Stella e oggi guidato dalla professoressa Elisabetta Bartoli.

I dettagli della scoperta, infine, sono stati pubblicati anche dalla Cambridge University Press sulla rivista scientifica “Early Medieval England and its Neighbours”.

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