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Al Superbowl c’è Bad Bunny e i Green Day?  Trump non ci va

“Scelta terribile, semina odio”, ha sentenziato. Detto da chi distribuisce post incendiari quotidianamente è come sentir parlare di ignifugazione Jaques Moretti.

Al Superbowl c’è Bad Bunny e i Green Day?  Trump non ci va
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Marcello Cecconi Modifica articolo

30 Gennaio 2026 - 15.14


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Vengo anch’io? No tu no. Donald Trump non andrà alla finale del Super Bowl dell’8 febbraio. “Troppo lontana” ha detto. Santa Clara è in California, e si sa, è oltre l’orizzonte, più in là dell’infinito di Leopardi. Troppo blu, troppo progressista, troppo poco disposta ad applaudire ogni sua smorfia. Meglio restare a casa, dove il mondo è piatto, rosso e sempre dalla sua parte.

Dai suoi pulpiti non ha mancato di far sapere cosa pensa dell’Halftime Show, lo spettacolo di metà tempo che lo preoccupa più delle elezioni di metà termine. Al Super Bowl non ha potuto ispirare il cast e così quest’anno sul palco ci saranno Bad Bunny e i Green Day. Due artisti colpevoli di un reato imperdonabile: aver sostenuto Kamala Harris. “Scelta terribile, semina odio”, ha sentenziato Trump. Detto da chi distribuisce post incendiari quotidianamente è come sentir parlare di ignifugazione Jaques Moretti.

E se in più, in quel campo tra i finalisti, ci sono anche gli Eagles di Jalen Hurts, Trump di sicuro non ci andrà. Non dimentica che nel 2018 quella squadra si auto-disinvitò dalla Casa Bianca ed erano sempre pronti a inginocchiarsi all’inno per il Black Lives Matter. Un affronto che, nella sua memoria, vale più di una sconfitta sul campo. La verità è che Trump è Imperatore. Ricorda certi Cesari che al Colosseo decidevano col pollice la sorte dei gladiatori: su o giù, patriota o traditore, invitato o boicottato, morto o vivo.

E allora per l’Imperatore della più grande “democrazia” resta il dubbio finale: il trono allo stadio di Santa Clara resterà vuoto ufficialmente per quello che ha già sbandierato o arriverà all’ultimo una nuova scusa? Magari dirà che deve prepararsi per Oslo, perché non contento del prestito della Machado, andrà, anche off time, a ritirare l’originale del Nobel sponsorizzato, col sorriso deferente, dall’amica Giorgia. 

Per un Imperatore anche l’assenza deve essere spettacolare.

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