Il fiume Po ricopre da sempre un ruolo fondamentale per l’Italia settentrionale. È la principale infrastruttura idraulica del territorio e sostiene diversi settori dell’economia: dall’irrigazione agricola alla produzione di energia elettrica, fino alla tutela della biodiversità. A questo si aggiunge l’innegabile bellezza paesaggistica del fiume, che contribuisce al turismo nelle aree che attraversa.
Proprio per questo la sua condizione ambientale non può essere ignorata. Secondo un recente report del WWF, il Po è tra i principali vettori di trasporto dei rifiuti verso il Mar Adriatico.
Durante le attività di monitoraggio sono stati catalogati circa 8.000 rifiuti. Il dato più significativo riguarda la loro composizione: il 62% è costituito da plastica.
Grazie alle iniziative di Citizen science è stato possibile individuare anche le tipologie più frequenti: mozziconi di sigaretta, frammenti plastici tra i 2,5 e i 50 centimetri e bottiglie, sia di plastica sia di vetro.
Considerando tutte le operazioni di pulizia, i volontari hanno rimosso complessivamente 19.693 rifiuti. Durante le attività di monitoraggio sono state inoltre individuate briglie, barriere artificiali, scarichi non autorizzati e depositi di rifiuti in 11 località diverse. Anche per questo si rinnova l’obiettivo di rigenerare la continuità fluviale, con la stima di riportare allo stato naturale circa 25.000 chilometri di fiumi entro il 2030.
Il problema, tuttavia, non riguarda soltanto il Po. In Italia oltre il 57% dei corsi d’acqua non si trova in un buono stato ecologico, e iniziative come quella promossa dal WWF rappresentano un tentativo di invertire questa tendenza.
Il tema dell’inquinamento del Po, del resto, non è nuovo. Già nel 2019 la ricerca Un Po di plastica, condotta da A.I.C.A. (Associazione Internazionale per la Comunicazione Ambientale) in collaborazione con ERICA Soc. Coop. ed European Research Institute (ERI), stimava che ogni anno il fiume trasportasse circa 11 tonnellate di microplastiche nel Mar Adriatico.
Questa volta, però, il progetto non si è limitato a una semplice operazione di pulizia o a un’analisi generale. Sono state sperimentate anche nuove modalità di monitoraggio ambientale, come l’utilizzo delle reti manta per il campionamento delle microplastiche nel Tevere e protocolli scientifici replicabili nelle future attività di Citizen science. Tra le tecnologie testate anche il robot subacqueo Zeno, sviluppato dal Dipartimento di Ingegneria dell’Università di Pisa, che rappresenta una possibile applicazione delle tecnologie avanzate per l’individuazione dei rifiuti sommersi.