Un secolo di Elisabetta II, la monarca più longeva della Gran Bretagna

Il 21 aprile Elisabetta II avrebbe compiuto un secolo di vita; colei che ha regnato per 70 anni e 214 giorni, attraversando il secolo più complesso e mutevole della storia moderna.

Un secolo di Elisabetta II, la monarca più longeva della Gran Bretagna
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19 Aprile 2026 - 17.21


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di Silvia Marchi

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Elisabetta II, nata nel 1926, ha avuto una longevità eccezionale, fino a celebrare il Giubileo di Platino. Nel corso della sua vita ha incontrato quattordici primi ministri e tredici presidenti degli Stati Uniti, ha regnato su 15 paesi del Commonwealth ed è stata la prima monarca britannica a viaggiare così tanto, visitando oltre 110 nazioni e guadagnandosi il soprannome di “Regina da un milione di miglia”.

Sono numeri impressionanti, ma da soli dicono poco. Anzi, rischiano quasi di schiacciare la sua figura dentro una serie di primati. Il punto, però, non è la quantità. È il fatto che abbia attraversato un secolo instabile, pieno di cambiamenti politici, culturali e tecnologici, senza che la monarchia perdesse la sua funzione simbolica. È questo che la rende una figura centrale: non solo per ciò che ha fatto in senso attivo, ma per ciò che ha rappresentato nel tempo.

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E tutto questo, va detto, non era affatto scontato. Alla nascita non era destinata al trono: il padre, Giorgio VI, era secondo in linea di successione rispetto al fratello maggiore Edoardo VIII. Nel 1936 l’abdicazione di quest’ultimo, per sposare Wallis Simpson, cambiò completamente la dinamica della monarchia britannica e la linea dinastica.

Da quel momento la sua traiettoria si ribalta: da possibilità remota ad erede designata. Un ruolo che non era stato pensato per lei. Non fu una scelta, ma una conseguenza. Ed è proprio in questa assenza di scelta che si misura l’inizio del suo ruolo.

A 21 anni sposò Filippo Mountbatten, che rinunciò ai suoi titoli greci e danesi e alla sua religione. Nei quattro anni successivi nacquero i suoi primi figli, Carlo III e Anna del Regno Unito, destinati a entrare a loro volta nella storia della monarchia.

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Nel 1953 venne incoronata a Westminster, dando ufficialmente inizio a un regno destinato a durare oltre settant’anni.

Il suo modo di regnare si è basato su una presenza costante, più che su un intervento diretto nella politica. Elisabetta II ha incarnato la continuità della monarchia attraverso la stabilità del ruolo, adattandosi ai cambiamenti sociali e mediatici senza snaturarlo. In questo equilibrio tra tradizione e modernità, la sua figura è rimasta soprattutto simbolica, ma proprio per questo resistente nel tempo.

Non tutto, però, è stato lineare. Il 1992, che lei stessa definì il suo annus horribilis, segna una frattura evidente: incendi a Windsor, divorzi, scandali nella famiglia reale. L’immagine pubblica di stabilità si incrina e, per la prima volta in modo così evidente, la distanza tra la corona e la vita reale diventa difficile da ignorare. La monarchia non smette di esistere, ma perde per un momento la sua levigatezza.

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Eppure è proprio da lì che il suo regno esce più complesso, non più fragile.

Il suo significato storico si gioca tutto sulla durata. In un secolo segnato da guerre, decolonizzazione e trasformazioni globali, la monarchia ha trovato in lei un punto di continuità. Non solo una leader politica, ma una figura istituzionale stabile, capace di attraversare epoche diverse senza essere risucchiata dal cambiamento. È questa funzione di equilibrio che la colloca nella storia contemporanea.

Elisabetta II è morta l’8 settembre 2022 nella residenza scozzese di Balmoral, pochi mesi dopo la scomparsa dell’amato marito Filippo.

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Nel tempo è diventata anche un’immagine, quasi prima ancora che una persona pubblica per molti: i completi pastello, i cappelli, la presenza sempre misurata. Tutti elementi che hanno costruito un’icona riconoscibile, che va oltre la politica ed entra nella cultura.

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