Attivisti in ginocchio e faccia a terra: "Benvenuti in Israele, siamo noi i padroni di casa" provoca Ben Gvir

Una urla “Free Palestine” verso il ministro della sicurezza israeliana prima di essere immobilizzata con forza dagli agenti. Sequenze che hanno rapidamente alimentato accuse di umiliazione e violazione dei diritti umani. Le reazioni politiche.

Attivisti in ginocchio e faccia a terra: "Benvenuti in Israele, siamo noi i padroni di casa" provoca  Ben Gvir
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20 Maggio 2026 - 16.55


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Nel Mediterraneo orientale, lontano dalle telecamere ufficiali ma sotto gli occhi dei social, si è consumato un episodio destinato a lasciare un segno politico profondo nei rapporti tra Israele e diversi governi europei. Le immagini diffuse dal porto israeliano di Ashdod mostrano alcuni attivisti della Global Sumud Flotilla inginocchiati, mani legate dietro la schiena, circondati dagli agenti dello Shin Bet. Davanti a loro il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir agita la bandiera israeliana e li provoca: “Non eroi, ma sostenitori del terrorismo”.

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La flottiglia, partita dalla Turchia con l’obiettivo dichiarato di portare aiuti umanitari a Gaza e rompere simbolicamente il blocco israeliano, è stata fermata in mare tra domenica e lunedì. Secondo il ministero degli Esteri israeliano, i 430 attivisti a bordo sono stati trasferiti ad Ashdod per l’identificazione. Tra loro anche 29 italiani, fra cui il deputato M5S Dario Carotenuto e il giornalista Alessandro Mantovani.

A rendere il caso ancora più esplosivo non è stata soltanto l’operazione militare, ma il linguaggio politico e simbolico che l’ha accompagnata. In uno dei video più condivisi, un’attivista urla “Free Palestine” verso Ben Gvir prima di essere immobilizzata con forza dagli agenti. Sequenze che hanno rapidamente alimentato accuse di umiliazione e violazione dei diritti umani.

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La reazione italiana è stata insolitamente dura. Giorgia Meloni e Antonio Tajani hanno definito “inaccettabile” il trattamento riservato agli attivisti, mentre la Farnesina ha convocato l’ambasciatore israeliano chiedendo chiarimenti formali. Una scelta diplomatica significativa, seguita anche dalla Francia. Dalla Spagna sono arrivate parole ancora più severe, con Madrid che ha definito le immagini “indegne e disumane”.

In Italia, il caso ha immediatamente attraversato tutto l’arco politico. Elly Schlein ha parlato di “crimini contro la dignità umana” e chiesto sanzioni contro il governo Netanyahu. Carlo Calenda ha definito “criminali” gli autori delle violenze sugli attivisti, mentre il Movimento 5 Stelle ha invocato un intervento immediato della Farnesina. Più cauta la maggioranza di governo, che pur criticando i metodi israeliani ha preso le distanze dalle iniziative della flottiglia.

La vicenda apre però una questione più ampia, che riguarda anche l’Europa e i territori locali e il rapporto tra sicurezza, diritto internazionale e consenso politico. Israele continua a rivendicare il diritto di impedire l’arrivo di imbarcazioni considerate ostili verso Gaza ma il fermo di attivisti internazionali in acque contestate e la spettacolarizzazione dell’arresto rafforzano nel mondo occidentale la percezione di una crescente radicalizzazione dell’esecutivo israeliano.

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Non a caso lo stesso ministro degli Esteri Gideon Saar ha preso le distanze da Ben Gvir: “Tu non sei il volto di Israele”, ha scritto sui social. Una frattura interna che mostra quanto il conflitto mediorientale stia incidendo anche sugli equilibri politici israeliani. Netanyahu ha sottolineato ancora una volta la giustezza dell’intervento contro la flottiglia spendendo qualce parola di critica dei toni del suo ministro: “Israele ha tutto il diritto di impedire alle flottiglie provocatorie di sostenitori del terrorismo di Hamas di entrare nelle nostre acque territoriali e raggiungere Gaza. Tuttavia, il modo in cui il Ministro Ben Gvir ha trattato gli attivisti della flottiglia non è in linea con i valori e le norme di Israele. Ho dato istruzioni alle autorità competenti di espellere i provocatori il prima possibile”.

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