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La produzione globale di riso a rischio a causa del caldo record

A rivelarlo è uno studio pubblicato sulla rivista Science Advances, secondo cui l'aumento di un grado della temperatura media globale potrebbe compromettere la crescita dei chicchi.

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2 Agosto 2026 - 18.44


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I cambiamenti climatici potrebbero presto colpire anche la filiera del riso. È quanto emerge da uno studio coordinato dalla ricercatrice Yiwei Jian della Peking University di Pechino e dell’Helmholtz Centre for Environmental Research (UFZ) di Lipsia, in Germania, pubblicato sulla rivista multidisciplinare online americana Science Advances. Secondo le ricerche condotte se la temperatura media globale aumentasse di un grado potrebbe causare una perdita dell’8,1% della resa mondiale della coltura, circa il doppio rispetto alle valutazioni fornite dagli attuali modelli agricoli.

Finora le stime dell’impatto del riscaldamento globale sulle rese hanno mostrato risultati non sempre coerenti, soprattutto perché non sono stati distinti chiaramente gli effetti dell’aumento della temperatura media da quelli degli episodi di caldo “intenso”. Così, per affrontare questo problema, i ricercatori hanno raccolto il più ampio database finora disponibile di esperimenti di riscaldamento condotti sul campo, comprendente ben 214 osservazioni ottenute sia dalla letteratura scientifica che da nuove prove sperimentali condotte in 12 siti di coltivazione in Cina. Il lavoro ha permesso di analizzare separatamente gli effetti delle alte temperature nelle diverse fasi dello sviluppo della pianta. Nello specifico l’analisi mostra che il principale responsabile della perdita di produzione è l’esposizione a temperature elevate, comprese tra 30 e 35 gradi, e soprattutto a picchi superiori a 35 gradi.

In particolare, un solo giorno “aggiuntivo” con temperature oltre i 30 gradi durante la fase riproduttiva della pianta riduce la resa dall’1,1 all’1,8%, mentre il caldo estremo nella fase vegetativa produce effetti più contenuti. Le alte temperature, più che la crescita complessiva della pianta, compromettono soprattutto la formazione della granella e la distribuzione della biomassa verso i chicchi. Mettendo a confronto questi risultati con sette dei principali modelli agricoli globali, gli autori dello studio hanno osservato che quasi tutti sottostimano gli effetti del caldo intenso. Nello specifico, i modelli “simulano” perdite comprese tra lo 0,1 e l’1,3% per giorno di esposizione, valori nettamente inferiori a quelli osservati negli esperimenti.

Una volta corretto questo errore la riduzione della resa globale associata al riscaldamento di un grado passa dal 3,8% all’8,1%. Le aree (o i territori) più vulnerabili risultano essere l’Asia meridionale e il Sud-Est asiatico, dove i modelli precedenti avevano sottostimato in modo marcato le perdite produttive. In paesi come Pakistan, India e Bangladesh le riduzioni di resa passano dal 2,1 al 6,6%, mentre in Thailandia, nelle Filippine e in Myanmar aumentano addirittura dal 3,7 al 7,7%.

Infine, la Cina, il maggior produttore di riso al mondo, e il Giappone mostrano “correzioni” meno ampie. Secondo gli studiosi questi risultati impongono un riesame da fare circa le valutazioni sulla sicurezza alimentare globale, ma indicano anche la necessità di migliorare i modelli previsionali includendo in modo più realistico gli effetti degli episodi di caldo estremo, che rappresenta l’elemento in grado di “spostare gli equilibri” all’interno degli studi sui cambiamenti climatici.

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