Come racconta Amalia Angotti su Ansa, intervenendo al Festival della Tv di Dogliani, Enrico Mentana ha analizzato il profilo editoriale di La7, sostenendo come negli anni l’emittente abbia costruito un’identità ben definita, caratterizzata da programmi e commentatori spesso critici dell’attuale governo. Una scelta che, secondo il direttore del Tg La7, ha contribuito al successo della rete e alla crescita degli ascolti.
Mentana ha osservato che tutti i principali programmi serali della rete condividono un’impostazione simile, sia nell’orientamento sia nella scelta degli ospiti. A suo giudizio, questa linea editoriale risponde alle aspettative del pubblico attuale di La7, ma rende più difficile per un elettore di centrodestra sentirsi rappresentato all’interno del dibattito televisivo. Per questo ha affermato che qualora il centrosinistra tornasse al governo, La7 potrebbe rischiare di trasformarsi in una sorta di tv di governo.
Nel suo intervento il giornalista ha comunque riconosciuto i meriti dell’editore Urbano Cairo, del direttore Andrea Salerno e dei conduttori della rete, ai quali attribuisce il risultato di aver portato La7 a livelli di ascolto particolarmente elevati. Allo stesso tempo, ha sottolineato come oggi il confronto tra posizioni politiche differenti sia meno equilibrato rispetto al passato.
Alle dichiarazioni di Cairo, che aveva descritto la rete come più moderata rispetto agli anni in cui lavoravano Michele Santoro e Gad Lerner, Mentana ha replicato ricordando che allora non erano presenti anche altre voci e sensibilità. Ha inoltre ribadito l’autonomia del Tg La7 rispetto al resto della programmazione, rivendicando un approccio giornalistico basato sulla verifica dei fatti piuttosto che sull’appartenenza politica.
Secondo Mentana, il dibattito pubblico risente sempre più dell’influenza dei social network, dove prevale una logica polarizzata che divide ogni questione tra giusto e sbagliato, amici e nemici. Una dinamica che, a suo avviso, rischia di trasformare il giornalismo in una forma di tifoseria anzichè in uno strumento di informazione e confronto.
Infine, interrogato sull’eventualità di un futuro impiego politico di Urbano Cairo, Mentana ha escluso valutazioni definitive, limitandosi a osservare che l’editore appare una figura prudente e attenta, più riservata nelle proprie scelte rispetto ad altri imprenditori che in passato hanno deciso di entrare direttamente in politica.