“Ti voglio bene, ma la mia strada è un’altra”. Sembra che Matteo Salvini abbia sentito lo squillo della notifica whatsapp mentre era in viaggio sul Frecciarossa per tornare a Roma. Senza nemmeno guardare l’iPhone ha capito che era lui dal suono: da tempo aveva dedicato al Generale Roberto Vannacci il timbro del “bamboo”. Una delle sue genialate. L’idea gli era venuta quando all’interno della Foresta di bambù dell’Orto Botanico a Roma aveva trascorso un’ora per convincere il ministro Adolfo Urso su quanto il Ponte fosse conveniente anche al suo ministero.
Matteo Salvini guarda e riguarda il messaggio. “E ora che diranno quei due (Zaia e Fredriga n.d.r.) che mi hanno rotto le palle per mesi?”. Scivola sempre più giù nella poltrona di pelle color champagne della Classe Alternative. Spera che quel messaggio sia arrivato solo a lui. Si calma quando si accorge che, passati dieci minuti da quando quel messaggio è arrivato, nessuno lo ha cercato. .
Si sente tradito e usato. Sfiora quel crocifisso che gli ha portato sempre fortuna (dice lui n.d.r.). Appoggia il telefonino sulla poltrona e allungando la gamba infila la mano destra nel piccolo taschino interno della tasca destra dei pantaloni. Impugnando il crocifisso si accorge che anche il volto del Cristo che ha in tasca somiglia tremendamente a quello della Meloni. Miracoli di questi nostri giorni. “Ma che sta succedendo ?” si chiede, in pieno tormento, il Ministro dei trasporti.
Il suo viso prende fuoco e giura dentro di sé che non lo lascerà fuggire con la cassa. Nella causa di divorzio chiederà che almeno quel pregiato posto all’Europarlamento che Vannacci s’è preso venga restituito, perché non è stato leale nel “patto matrimoniale”.
L’amore iniziale era scoccato e per un po’ si sono amati. E’ bastato poco, poi, per capire che quello contratto era un matrimonio senza amore ma con ottime clausole rescissorie. Come in ogni unione politica che si rispetti. Il suo pensiero vola a quando dovrà vedere i suoi compagni di partito e svelare loro il contenuto del messaggio. Decide subito di chiamare Roberto Vannacci a Bruxelles. Nessuna risposta. Matteo controlla il segnale: pieno. Mentre abbassa il telefono arriva una nuova notifica di Instagram.
L’apre e vede il simbolo del nuovo partito di Vannacci “Futuro Nazionale”. Scorre il logo, sospira e teme che alla fine, in politica come nei treni ad alta velocità, tocchi proprio a lui scendere.
