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Vannacci in Parlamento? Il centrodestra sceglierà col pallottoliere 

Il professor Alessandro Chiaramonte, direttore del Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università di Firenze ci parla del Disegno di Legge presentato dalla maggioranza di governo che mira alla proporzionale con premio di governabilità e soglia al 3%. Ma sul futuro del generale pesano calcoli di convenienza più che veti ideologici.

Vannacci in Parlamento? Il centrodestra sceglierà col pallottoliere 
Il Professor Alessandro Chiaramonte
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10 Marzo 2026 - 18.55


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di Lorenzo Lazzeri

Depositato al Senato il 26 febbraio scorso, il disegno di legge n. 1822, firmato dai senatori Malan, Romeo, Gasparri oltre ad altri esponenti della maggioranza, mira a spostare gli equilibri e le dinamiche elettorali, anche in modo sostanziale, in vista delle prossime Politiche. A illustrarne le implicazioni, in una conversazione densa di analisi puntuali su soglie, alleanze e scenari futuri, è il Professor Alessandro Chiaramonte, direttore del Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali, docente all’Università di Firenze e da molto tempo studioso di sistemi elettorali comparati presso il Cise. 

L’attuale progetto di legge è stato costruito, secondo lei, anche per rendere più difficile l’ingresso in Parlamento di Roberto Vannacci?

La riforma abbandona la componente uninominale del Rosatellum (attuale legge elettorale n.d.r.) e reintroduce un proporzionale puro con collegi plurinominali. Chi supera il 40% dei voti ottiene un premio di governabilità di 70 seggi alla Camera e 35 al Senato. Se nessuno raggiunge quella soglia ma le due formazioni più votate arrivano entrambe ad almeno il 35%, si va al ballottaggio. Sotto quella percentuale, distribuzione proporzionale senza correttivi. Il tetto al premio è fissato a 230 seggi a Montecitorio e 114 a Palazzo Madama. La soglia di sbarramento resta al 3%, uguale per chi corre da solo e per i partiti in coalizione. Ma il testo prevede una clausola di salvaguardia: all’interno di coalizioni che superano il 20% dei voti, il primo partito rimasto sotto il 3% partecipa comunque alla ripartizione dei seggi. Questa è pensata all’attuale configurazione del centrodestra e serve a salvare la lista di Noi Moderati. 

E qui è il punto, la strategia elettorale non viene forse tarata sulle condizioni del contesto o meglio sulla fuoriuscita di Roberto Vannacci dalla Lega per tentare di escluderlo dai giochi?

Occorre tener presente che il generale europarlamentare ha votato la fiducia al governo con i suoi parlamentari senza formalizzare un accordo con la Lega, senza impegnarsi in nessuna direzione. Inoltre, occorre essere diretti, il partito di Vannacci può anche tranquillamente entrare in Parlamento, superando il 3% in autonomia. Il che rende la clausola di salvaguardia rilevante per altri soggetti minori, ma non necessariamente per lui. L’ipotesi di un veto da parte di Salvini appare poco realistica. In maniera molto più pragmatica e brutale si faranno i conti in prossimità delle elezioni.

Potrebbe accadere che la Lega, o altri partiti del centrodestra, tentino comunque di escluderlo da una coalizione? 

Se il centrodestra dovesse pensare di poter vincere senza Vannacci, lo farà senza; se però Vannacci rischia di essere determinante per la vittoria, il centrodestra lo includerà e di questo esistono precedenti già nel 1996 il Movimento Sociale Fiamma Tricolore, con circa l’1% nazionale, contribuì alla sconfitta della coalizione. Alle elezioni successive fu inglobato senza difficoltà. Il centrodestra ha già dimostrato un certo pragmatismo e anche una qualche dose di spregiudicatezza.

Ma non è rischioso avere un alleato di questo tipo? 

Sì, sia chiaro, il paradosso è che l’instabilità di Vannacci gioca a favore del campo avversario. Vannacci è il più grande alleato di Conte e Schlein, chiaramente sto facendo ironia. Uno spezzone che sottrae voti all’area di governo è, in sostanza, uno degli strumenti più efficaci per sovvertire il risultato del 2022.

E gli altri piccoli partiti?

Quanto ad Azione, dubito che corra con il centrosinistra o si accodi al centrodestra, probabilmente andrà per conto proprio a sfidare la soglia del 3%.

Non crede pertanto che la Meloni stia prendendo sempre più forza con questo governo, ad esempio sul come sembri una brava equilibrista sul teatro internazionale?

Sul piano della politica estera Meloni ha tenuto una posizione netta sull’Ucraina, in linea con i principali paesi europei, mentre sulla figura di Trump ha scelto un’ambiguità studiata. Credo sia un modo per evitare prese di posizione troppo forti in una direzione o nell’altra. Una postura che funziona per chi vuole tenere insieme le componenti della coalizione, accontentando tutti, ma che lascia spazio alle critiche degli elettori che chiedono chiarezza e risposte nette.

Il disegno di legge potrà ancora cambiare? 

Il DDL 1822 è ancora in fase di iter e potrà essere emendato, ma i suoi cardini, proporzionale con premio, ballottaggio eventuale, soglia al 3%, obbligo di indicare il candidato premier, tracciano già il confine entro cui si competerà per le poltrone“

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