L’apologia del Neomelodico di cui non avevamo bisogno | Culture
Top

L’apologia del Neomelodico di cui non avevamo bisogno

Da oltre due settimane perdura una bagarre dentro e fuori la stampa. Anche se forse dopo l’Eurovision qualcuno sarà tentato di ricredersi.

L’apologia del Neomelodico di cui non avevamo bisogno
Preroll

redazione Modifica articolo

11 Marzo 2026 - 12.47


ATF

di Caterina Abate

Decisamente fuori tempo massimo per parlare di Sanremo, eppure le polemiche sorte contro la vittoria di Sal da Vinci mi hanno forzato a riflettere sulla dignità o meno del suo successo, presunto neomelodico.

È vero che il vincitore del Festival non mette mai tutti d’accordo, oltre al fatto che la musica napoletana, declinata variamente, ha avuto nel corso degli anni sempre alterne vicende a Sanremo. Malgrado il fatto che Napoli sia capoluogo di una regione italiana, alcuni continuano a considerare quasi sacrilego aver fatto vincere Sal da Vinci al Festival della Canzone Italiana. Il problema mi pare che stia tra il pregiudizio e l’ignoranza della fenomenologia di un genere.  

A partire ovviamente dall’infelice uscita di Aldo Cazzullo, che ha pensato bene di immaginarsi Per sempre sì come colonna sonora dei matrimoni di camorra. L’arrogarsi il diritto di dire cosa sia o meno apprezzabile, con un eccesso di supponenza intellettiva, sa già così di classismo. A ciò si aggiunge mi pare la pigrizia di generalizzare anche il particolare. Sebbene sia vero purtroppo che, soprattutto nell’ultima generazione di neomelodici, alcuni suoi esponenti e la criminalità organizzata si sono dimostrati reciproca simpatia, è una fallacia denigrare tutti per alcuni. 

C’è poi una tipologia di luogo dove criminalità organizzata e genere neomelodico attecchiscono maggiormente: le periferie delle grandi città. Qui dove le istituzioni sono spesso presenti con difficoltà, le organizzazioni criminali hanno più possibilità di insinuarsi sostituendo lo stato. E così è facile che le fasce anche più giovani, nell’immagine patinata dei neomelodici che ostentano ricchezza e amicizie importanti vedono una forma di riscatto che di converso le istituzioni con difficoltà garantiscono in luoghi come Caivano, Librino o Corvetto. È lì che dovrebbe innestarsi la riflessione dell’intellettuale, invece che trascendere in giudizi puerili. 

Tornando al merito di una vittoria quasi neomelodica a Sanremo: ma esattamente cos’è la musica neomelodica? Nata per le strade di Napoli, con una forte connotazione melodica, una buona attenzione alla vocalità, una cura per il gesto scenico e testi che trasmettono storie di vita e sentimenti semplici, ha in effetti una madre nobile che è la canzone classica napoletana, che a sua volta discende dalla lirica. Perchè a Napoli si sa, succede che la cultura alta e quella più popolare si tengono, coesistono e si suggestionino a vicenda. La canzone neomelodica ibridandosi sempre più con altri generi come il rap e la trap si è fatta sempre più largo nel panorama musicale italiano odierno, collocandosi come nuovo pop. Facendo un paragone estremo, e forse nemmeno troppo, potremmo dire che ricalca quanto accaduto nel mercato discografico americano con la musica latina e il raggeton. La canzone non neomelodica di Sal da Vinci, ha ad esempio come autori del testo due dei maggiori parolieri del panorama pop italiano, Federica Abbate e Alessandro La Cava. Un’altra spinta importante al genere neomelodico è venuta dai mezzi pop per eccellenza di questi nostri tempi, cioè i social network, cosa che lo ha reso sempre più virale e quindi inevitabilmente pop. Due anni fa era ritornato prepotentemente in auge la canzone Povero gabbiano di Gianni Celeste, del 1988, trascinata sulle onde dei reel di TikTok. Anche Sal da Vinci, senza essere neomelodico, aveva già strizzato l’occhio al pubblico amante del genere, sui social con il successo del brano Rossetto e caffè, giunto a cifre di repost da capogiro. Medesimo discorso è valso anche per il brano di Sanremo, costruito per essere memorabilmente virale, e dove ovviamente sta riscuotendo successo grazie anche alle mosse del balletto. 

Come brano vincitore del Festival Per sempre sì andrà all’Eurovision, e in fondo porterà esattamente quello che all’estero si aspettano quando si parla di musica italiana: melodia, sentimentalismo, presenza scenica. Vedremo se poi i detrattori del neomelodico saranno ancora qui a lamentarsene.

Ma forse anche in tutte queste polemiche sulla dignità dell’esistenza del neomelodico a Sanremo c’è più sentimento neomelodico di quanto Aldo Cazzullo vorrebbe. E infine gli italiani da nord a sud si potrebbero riscoprire più neomelodici di quanto credono. 

Native

Articoli correlati