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Continuano gli scontri sui medici nelle case di comunità

Dopo il blocco della riforma, l'opposizione esprime il suo dissenso. Il presidente Attilio Fontana la ritiene "una scelta sbagliata del governo" perché era un'iniziativa "sottoscritta sia dal centrosinistra che dal centrodestra". Altre critiche vengono anche dalla Cgil e da esponenti del Pd.

Continuano gli scontri sui medici nelle case di comunità
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12 Giugno 2026 - 13.41


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E’ stato bloccato il decreto legge che prevedeva l’ingresso dei medici di famiglia nelle Case di comunità e far diventare alcuni di loro dipendenti pubblici. Tuttavia, sono proprio i medici a proporre delle negoziazioni al ministro della Salute. “Sulle Case di comunità siamo pronti a fare la nostra parte, con serietà e senso delle istituzioni”, sostengono.

E’ la Federazione italiana dei medici di famiglia a ribadire “la disponibilità a individuare soluzioni negoziali entro le scadenze previste dal Pnrr”. Il ministro risponde che entro il 30 giugno, termine per il raggiungimento del target del Pnrr, si impegna ad aprire le Case di comunità.

“Trovare un accordo con Regioni e medici di medicina generale” è lo scopo dichiarato dal ministro e “ci saranno incontri” per rispettare le tempistiche prestabilite. Diverse le posizioni che contestano l’operato del governo; dopo l’intervento dell’assessore al Welfare della Lombardia Guido Bertolaso, oggi il presidente Attilio Fontana definisce il blocco alla riforma come “una scelta sbagliata del governo” perché era un’iniziativa “sottoscritta sia dal centrosinistra che dal centrodestra”.

Il presidente Eugenio Giani consiglia di proseguire “con il dialogo e non con le imposizioni” come fatto in Toscana e in Emilia Romagna come ricordato da Massimo Fabi, assessore alle politiche per la Salute e coordinatore della Commissione Salute della Conferenza delle Regioni.

L’opposizione parlamentare esprime il suo dissenso. Marina Sereni del Pd sostiene che “stiamo assistendo al clamoroso fallimento del tentativo di modificare la medicina generale, senza coinvolgere i professionisti interessati e senza aver verificato prima il consenso della maggioranza”. Altre critiche vengono dalla Cgil che parla di “pessimo teatrino”, sperando in una futura discussione parlamentare.

Tra 20 giorni è fissata la scadenza del Pnrr e i dati sullo stato di attivazione delle case di comunità non sono certamente confortanti. Stando ai numeri risalenti al 31 dicembre 2025, come rilevato dalla Fondazione Gimbe in base al monitoraggio dell’Agenas, su 1715 case di comunità programmate (di cui almeno 1038 finanziate dal Pnrr), risulta che 781 (45%) aveva un servizio attivo di cui 66, poco meno del 4%, risultavano funzionanti con personale all’interno e divisioni, però, tra Regioni. Cittadinanzattiva sostiene che “le nuove strutture sono ancora in una fase di attivazione tale da non essere percepite dai cittadini come riferimenti assistenziali”.

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