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Il terribile terremoto in Venezuela mette alla prova la nuova leadership

920 morti, 3.300 feriti e più di 50.000 persone da rintracciare. Giuseppe Colaianni, 56 anni, originario di Calascibetta (Enna) e residente a La Guaira è il primo morto italiano. Alessandro Rosica racconta al 'Corriere' i primi momenti delle scosse a Caracas.

Il terribile terremoto in Venezuela mette alla prova la nuova leadership
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Marcello Cecconi Modifica articolo

27 Giugno 2026 - 00.44


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Il bilancio provvisorio è di almeno 920 morti, oltre 3.300 feriti e più di 50.000 persone ancora non rintracciate, mentre i soccorritori continuano a scavare tra le macerie. Questo è il precauzionale conteggio delle conseguenze umane del devastante terremoto che mercoledì ha colpito il Venezuela con quelle due violente scosse di magnitudo 7.2 e 7.5, registrate a meno di un minuto di distanza. L’epicentro è stato localizzato nell’area occidentale rispetto a Caracas, ma gli effetti si sono estesi alla capitale e soprattutto allo Stato costiero di La Guaira, dove si concentrano alcuni dei danni più gravi.

Gli esperti dello United States Geological Survey hanno avvertito che il numero reale delle vittime potrebbe essere molto più elevato, considerata l’entità dei crolli e l’elevata densità abitativa delle aree colpite. Interi quartieri di Caracas hanno riportato il collasso di edifici residenziali, mentre a La Guaira decine di palazzi sono crollati. L’aeroporto internazionale Simón Bolívar ha subito danni strutturali che hanno limitato l’arrivo dei primi soccorsi, anche la metropolitana della capitale, la rete elettrica e l’approvvigionamento idrico hanno subito pesanti interruzioni. Le numerose scosse di assestamento continuano inoltre a complicare il lavoro delle squadre di ricerca.

Mercoledì scorso, alle 18,04, nelle aree del nord del Venezuela, milioni di cittadini hanno ricevuto sui telefoni Android un allarme pochi secondi prima delle due violente scosse. Non si è trattato di una previsione del terremoto, impossibile con le attuali conoscenze scientifiche, ma del sistema di allerta sismica di Google che sfruttando la differenza di velocità tra le onde sismiche, rileva che il sisma è già iniziato e invia un avviso agli utenti più lontani dall’epicentro, offrendo alcuni preziosi secondi per cercare riparo. Quei pochi istanti, in molti casi, hanno consentito alle persone di allontanarsi dagli edifici o mettersi in sicurezza.

Gli Usa hanno assicurato un rapido invio di squadre specializzate nella ricerca e hanno inoltre facilitato le operazioni necessarie per l’arrivo degli aiuti, in quello che rappresenta uno dei primi momenti di cooperazione concreta con il nuovo governo venezuelano. Accanto agli Stati Uniti si sono mobilitati numerosi Paesi. Sono arrivati o sono stati annunciati team di soccorso da Brasile, Spagna, Francia, Repubblica Dominicana, El Salvador, Messico ed Ecuador, mentre le Nazioni Unite stanno coordinando l’assistenza internazionale. Per l’Italia, come ha in giornata comunicato sui social il Ministro Piantedosi, sono già partiti 41 Vigili del fuoco con una missione umanitaria organizzata dalla Protezione Civile in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri, che porta competenze nelle operazioni di ricerca e soccorso sotto le macerie.

Tra le testimonianze raccolte nelle prime ore dopo il sisma c’è quella dell’italiano Alessandro Rosica, residente a Caracas da due anni, intervistato da Serena Palumbo per il Corriere della Sera. “L’asfalto oscillava sotto i miei piedi”, racconta, ricordando di aver capito immediatamente che non si trattava di una scossa ordinaria. Davanti ai suoi occhi, spiega, “palazzi crollati”, persone intrappolate sotto le macerie e familiari in attesa di notizie dei propri cari. “Nessuno ha chiuso occhio”, riferisce ancora, descrivendo una città attraversata per tutta la notte da sirene, mezzi di soccorso e continui interventi di emergenza. Rosica racconta anche di essersi trovato nei pressi di uno degli edifici maggiormente colpiti del quartiere Los Palos Grandes, dove alcuni sopravvissuti sono stati estratti vivi mentre i soccorritori continuavano ad aprire nuovi varchi tra le macerie. Il rientro in Italia, previsto nei giorni successivi, è stato rinviato a causa della chiusura dell’aeroporto.

Intanto c’è notizia sul primo italiano morto nel sisma. Si tratta di Giuseppe Colaianni, 56 anni, originario di Calascibetta (Enna) e residente a La Guaira. Secondo il racconto dei familiari, è riuscito a mettere in salvo la moglie venezuelana durante la scossa, ma è rimasto travolto dal crollo del palazzo in cui abitava. Il suo corpo non è stato ancora recuperato. Colaianni, figlio di emigrati siciliani, era rientrato a Caracas da appena venti giorni dopo un periodo trascorso in Francia, mentre i due figli vivono oggi in Europa.

Mentre proseguono senza sosta le ricerche dei dispersi, il terremoto si è trasformato non solo nella più grave emergenza umanitaria vissuta dal Venezuela negli ultimi decenni, ma anche nel primo grande test per Delcy Rodríguez e per il nuovo rapporto di collaborazione con l’amministrazione Trump, nato nel segno dell’emergenza e della necessità di accelerare gli aiuti internazionali.

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