A un secolo dal lancio del primo razzo spaziale, c’è attesa per il decollo ad aprile dell’ultimo vettore Space Launch System che deve portare la missione Artemis II intorno alla Luna, mosso come cento anni fa da propellente liquido.
Tutto cominciò nel 1926 quando il fisico statunitense Robert H. Goddard (1882-1945) creò Nell, il primo razzo a propellente liquido (una miscela di ossigeno liquido e benzina), alto poco più di tre metri e pesante 4,5 chilogrammi, che testò la mattina del 16 marzo in un terreno innevato nella fattoria di famiglia. Il razzo riuscì a raggiungere un’altezza di circa 12 metri, rimase in volo per appena due secondi e mezzo e atterrò a una cinquantina di metri di distanza.
Molti scienziati avevano già lavorato all’idea di un razzo a propellente liquido, perché esso avrebbe offerto maggior controllo della spinta rispetto al combustibile solido, ma questo costituiva una sfida nella pratica, come pressurizzare e controllare la velocità della miscela di carburante.
Goddard fu il primo a costruire e lanciare con successo un razzo di questo tipo, dimostrando che il suo principio poteva funzionare; continuò a perfezionare i suoi missili, e nel 1935 ne realizzò uno lungo sette metri che raggiunse i 2.400 metri di quota, aprendo di fatto la strada allo sviluppo che avrebbe portato satelliti e astronauti nello spazio.
La tecnologia da lui ideata, infatti, è la stessa che ha permesso al razzo Saturno V di trasportare l’uomo fino alla Luna, e per questo, il fisico americano è considerato il padre della propulsione dei razzi moderni, al quale la Nasa ha dedicato il Goddard Space Flight Center, uno dei suoi principali centri di ricerca.
Ora, a un secolo da quel primo tentativo, il razzo SLS è 30 volte più alto e mezzo milione di volte più pesante di Nell, ma è ancora alimentato a propellente liquido e sta per portare gli astronauti intorno alla Luna per la prima volta dal 1972.