L’idilliaca immagine dei fiumi incontaminati e limpidi dell’Alaska assomiglia ad un lontano ricordo, ora che un colore ruggine stria il panorama. A spiegare questo fenomeno è uno studio dell’Università della California a Davis, guidato da Taylor Evinger e pubblicato sulla rivista AGU Advances. La ricerca mostra come il riscaldamento nell’Artico stia accelerando lo scioglimento del permafrost, favorendo anche il drenaggio acido delle rocce.
La ricerca è stata condotta su sei bacini idrografici dell’Alaska nord-occidentale e prende in esame la composizione chimica delle acque tra il 2022 e il 2024. I ricercatori hanno inoltre utilizzato dati raccolti negli anni precedenti per ricostruire l’evoluzione del fenomeno, individuando l’insorgenza tra il 2019 e il 2020, in coincidenza con inverni particolarmente caldi e nevosi. Ma il quadro mostrato dai ricercatori è tutt’altro che ottimista: sono stati registrati aumenti della concentrazione di solfato fino al 263% e aumenti della concentrazione di zinco fino al 770% tra il periodo precedente e quello successivo alla comparsa del fenomeno. Inoltre, fino a 200 fiumi e corsi d’acqua della Brooks Range hanno mostrato evidenze di drenaggio acido delle rocce.
È stato inoltre riscontrato come le acque interessate presentino elevati livelli di ferro, alluminio, manganese, zinco, nichel, cadmio e altri inquinanti. In alcune sorgenti interessate dal drenaggio acido sono stati registrati valori di pH inferiori a 4, mentre i ricercatori hanno osservato valori fino a 2,57 nei punti di drenaggio più acidi. Il colore ruggine dell’acqua è facilmente spiegabile: il drenaggio acido delle rocce è un processo che peremtte al permafrost di modificare il percorso delle acque sotterranee, favorendo l’esposizione a minerali finora intrappolati nel terreno. Ciò provoca reazioni chimiche che portano al rilascio di acidi, solfati e metalli nei corsi d’acqua, rendendoli più acidi e colorati.
La prospettiva offerta dai dati è tutt’altro che rosea: secondo lo studio le sostanze rilasciate dal drenaggio acido possono essere trasportate per oltre 100 chilometri a valle. Nel Salmon River, i ricercatori hanno osservato concentrazioni elevate di alcuni elementi fino a 103 chilometri di distanza dagli apporti di drenaggio acido, con aumenti talvolta fino a 70 volte superiori. Questo fenomeno può avere conseguenze sugli ecosistemi acquatici e sulle comunità rurali artiche che dipendono dai corsi d’acqua, oltre che dalla fauna che li abita.
Inoltre, secondo una ricerca pubblicata nel 2020, nel permafrost sottomarino dell’Artico sarebbero intrappolate circa 60 miliardi di tonnellate di metano. Ciò non rappresenta un dato positivo visto che sarebbe impossibile estrarlo, ma il suo rilascio nell’atmosfera comporterebbe un grave danno ambientale. Alle condizioni attuali, avvisano gli scienziati, il drenaggio acido delle rocce rappresenta una minaccia emergente per i corsi d’acqua dell’Artico, con la possibilità di alterare la qualità delle acque e di trasportare metalli pesanti a grandi distanze.