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La nuova tecnica del rubare nei musei di mezza Europa:"Prendi il capolavoro e scappa"

Dal Louvre ad oggi sono state trafugate opere di immenso valore. Quel che colpisce è la rapidità e la facilità con cui i ladri portano a termine i loro colpi. I dati di questo giro d’affari che colpisce il nostro patrimonio storico e artistico.

La nuova tecnica del rubare nei musei di mezza Europa:"Prendi il capolavoro e scappa"
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11 Settembre 2026 - 13.00


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di Manuela Ballo

I furti nelle gallerie e nei musei sono ormai all’ordine del giorno, in Italia e più in generale in Europa. Non si punta più a piccoli oggetti o a opere di secondo piano come accadeva in passato, ma bensì a beni e capolavori dal valore inestimabile. Non si tratta, insomma, di ladri da quattro soldi: Arsenio Lupin, probabilmente, ne avrebbe apprezzato la rapidità anche se ai ladri d’oggi sembrano servire ben poco i travestimenti del re dei fumetti.

Il caso del furto al Louvre dell’ottobre 2025 è il più emblematico. A far scalpore è stata proprio la facilità con cui i ladri sono riusciti a portarsi via il bottino: in pieno giorno e in soli otto minuti. Otto gioielli della Corona francese sottratti dalla Galerie d’Apollon, per un valore di 88 milioni di euro. Ma più per il valore eclatante del bottino, ha fatto scalpore anche il luogo che si è preso di mira. Se si può violare così il museo più famoso del mondo, quanto potevano sentirsi protetti quelli più piccoli e sparsi nel territorio?

Quel furto è diventato quindi un simbolo e pone inediti interrogativi: i nostri beni culturali sono avvero protetti? E quanto sono sicuri i luoghi che conservano i preziosi capolavori che hanno segnato la vita dell’umanità? I tanti e diversi episodi che da allora si sono avuti mostrano qualcosa in comune ovvero la rapidità con cui è stato possibile entrare e portar via opere che raccontano un pezzo di storia.

Prima ancora dell’estate una banda è entrata alla Fondazione Magnani Rocca di Mamiano di Traversetolo. Una preziosa collezione custodita in una splendida villa nel Parmense. I ladri entrano da una finestra e in meno di tre minuti staccano tre capolavori dalle pareti: un Cézanne, un Renoir e un Matisse, per un valore che superava i nove milioni di euro.

Per coprire la loro fuga i ladri hanno utilizzato anche un estintore creando, in quel modo, una cortina di fumo. Cinque mesi dopo, ad agosto, i Carabinieri sono riusciti a recuperare tutte e tre le opere e cinque persone sono state fermate. Ma a colpire resta la dinamica del colpo: pochi minuti per entrare, prendere tre opere, svignarsela e sparire.

Poi arriva Ferragosto. Messina è concentrata sulle celebrazioni della Vara e, proprio in quel momento, il Museo regionale Accascina viene preso di mira. Si punta direttamente su Antonello da Messina: trafugano tavole molto conosciute del grande artista: il celebre Polittico di San Gregorio e una tavoletta bifronte con la Madonna e il Cristo in pietà. Alcune opere vengono abbandonate nella fuga. Saranno poi ritrovate. Ma anche questo furto colpisce qualcosa che va aldilà del valore economico delle opere. Toccando Antonello si tocca infatti parte della storia e dell’identità della città dell’artista.

Pochi giorni dopo, nella notte del 4 settembre, un altro pezzo di patrimonio siciliano finisce in mano a dei ladri. Stavolta non è un dipinto ma sono I Pupi del teatro dell’ Opera dei Pupi ad Acireale. Stando a quanto racconta Rita Vinciguerra su “La Sicilia”, la banda avrebbe utilizzato un furgone bianco come ariete e una mazza di ferro per scardinare l’ingresso della struttura. Una volta dentro i ladri avrebbero portato via circa trenta pupi siciliani, tra cui tredici preziosi esemplari risalenti all’Ottocento e altri manufatti più recenti.Anche questo furto ha un peso particolare: i Pupi non sono soltanto dei pregevoli oggetti, ma gli interpreti di una tradizione riconosciuta dall’Unesco come patrimonio immateriale dell’umanità. Il furto ferisce quindi la memoria culturale della Sicilia.



Infine il caso più recente, quello dell’8 settembre, al Museo Renoir di Cagnes-sur-Mer, Costa Azzurra, nell’ultima casa in cui il pittore visse. Due persone entrano nella casa, poco prima delle sei del mattino, dopo aver tagliato una parte della recinzione del giardino e aver forzato una finestra. Vengono rubati quattro dipinti di Renoirma nella fuga due vengono abbandonati nel giardino. Delle due altre opere si son perse le traccia. Anche qui colpisce la dinamica: una recinzione tagliata, una finestra scassinata e pochi minuti per entrare e uscire. Com’è stato possibile far questo in delle dimore più conosciute e frequentate di Francia?


Il traffico di opere d’arte continua a essere un mercato criminale enorme. Secondo le stime dell’FBI riportate dalla rivista Focus, il giro d’affari si aggira tra i sei e gli otto miliardi di dollari all’anno. Oltre i dati proprio Focus ne ricorda uno che fa riflettere, specie alla luce degli ultimi episodi: “neppure le grandi istituzioni riescono a proteggere tutti i loro beni”.La vulnerabilità, quindi, non riguarda soltanto i piccoli musei. Più una collezione è vasta, più diventa difficile controllare ogni singola opera. E non è certo un problema nuovo.

C’è poi un altro aspetto che rende i furti d’arte particolarmente paradossali. Un Antonello da Messina, un Renoir, un Matisse o un Cezanne sono opere immediatamente riconoscibili. Portarle via può essere più semplice di quanto si immagini. Farle sparire davvero, molto meno. Esistono database digitali che vengono consultati prima degli acquisti e questo rende sempre più difficile immettere un’opera rubata nel mercato legale. La vendita punta quindi al mercato nero in quanto quando un’opera entra nel circuito illegale assume un diverso valore dal momento che non può essere accompagnata da certificazioni e documentazioni regolari.

Infine emerge sempre piùà la questione della sicurezza che presenta anch’essa una contraddizione. Verrebbe naturale pensare che più un’opera è protetta, minore sia il rischio che venga rubata. Ma Focus, citando gli economisti Antonio Nicita e Matteo Rizzolli, ricorda come una protezione particolarmente evidente possa anche segnalare ai ladri dove si trovano le opere di maggior valore.Un paradosso quindi perché un museo deve proteggere ciò che custodisce ma non può trasformare ogni sala in una cassaforte e deve inoltre fare i conti con il fatto che nessun sistema è infallibile. Specie in questa fase di turismo di massa in cui i musei sono diventati sempre più meta preferita dai visitatori.

Forse è per questo che l’iniziale richiamo ad Arsenio Lupin smette di essere soltanto un gioco ironico. In quei fumetti il furto di un capolavoro segna l’inizio di un’avventura, fatta di travestimenti, inseguimenti e colpi di scena. La realtà invece è molto meno romanzata: i ladri sanno dove colpire, spesso su commissione, e sanno che le opere d’arte, nonostante il loro valore possono essere sorprendentemente portate via. E messe sul mercato nero del quale nessuno ancora conosce la mappa.

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