“Se domani non torno”, film di Paola Randi e dedicato alla storia di Giulia Cecchettin, è stato presentato ufficialmente in anteprima alla Festa del Cinema di Roma ed Alice nella città.
Nella conferenza stampa di presentazione, il padre Gino ha raccontato come il dialogo con una ragazza lo abbia convinto a dire sì alla realizzazione del film:
“Dire sì al film su Giulia è stata una scelta molto difficile, però già con il libro avevo visto che raccontare una storia ti ritorna. Forse a convincermi è stata quella ragazza che in aereo mi ha detto ‘grazie per quello che fai, grazie alla storia di Giulia io sono riuscita a rimanere in vita, ad essere viva”.
Successivamente ha poi aggiunto:
“Raccontare le storie, in qualche modo, significa raccontare un dolore. Qualcuno può vedere in quel dolore un percorso di salvezza, e questo è in linea con quello che vogliamo fare. Con la fondazione vogliamo portare quel messaggio in modo più capillare all’interno della nostra comunità, della nostra nazione.
È stato difficile, perché alcune cose spesso si vorrebbero custodire nel privato. Però, se non raccontiamo il dolore, purtroppo quel dolore lo riviviamo, cosa che poi è successa. Nella vita di Giulia forse i ragazzi possono intravedere un po’ della loro esperienza e trovare il coraggio di compiere qualche azione.
La speranza – e così conclude Cecchettin – è che gli spettatori del film oltre a conoscere la storia della nostra famiglia conoscano anche un po’ di se stessi e magari inizino a diventare un po’ come noi, quegli agenti di cambiamento di cui questa società ha tanto bisogno”.
Il racconto del film ci porta a Vigonovo (Venezia) e si concentra sui giorni della tragedia, dalla scomparsa di Giulia a pochi giorni dalla laurea fino al ritrovamento del corpo e alle successive vicissitudini.
Il focus viene posto su ogni dettaglio, le ansie e le paure che ha provato la famiglia, ma anche l’enorme clamore mediatico che ha scatenato il femminicidio.
Del film che uscirà nelle sale cinematografiche dal 5 novembre, e che è ispirato al libro “Cara Giulia” di Gino Cecchettin con Marco Franzoso, sono protagonisti Filippo Timi nel ruolo di Gino Cecchettin, Sabrina Martina in quello di Giulia Cecchettin, Tecla Bossi per la sorella, Elena, e Tommaso Allione per il fratello, Davide.
Oltre a loro, del cast fanno parte Rossana Mortara, Lia Grieco, Denis Fasolo e Linda Caridi.
Paola Randi, direttrice del film, ha anche tenuto a precisare come sia stata confermata la scelta di non nominare mai Filippo Turetta, l’omicida ex fidanzato di Giulia, come già era avvenuto nel libro di Gino Cecchettin.
Queste le parole di Paola Randi:
“Nel libro di Cecchettin l’omicida non viene mai nominato e su questo punto, con la cosceneggiatrice Lisa Nur Sultan, eravamo perfettamente in sintonia, perché questo è un film che racconta la storia dell’assenza di Giulia e il percorso che la sua famiglia ha fatto per riuscire a trasformare un dolore privato così grande in impegno civile.
Quando si individua un colpevole in qualche modo è come se questo assolvesse tutti gli altri (nella società). Invece no. Prima i femminicidi era come se fossero compiuti solo da maniaci, cattivi, pazzi venuti da chissà dove. Poi ci siamo resi conto che chi ammazza le donne sono molto spesso quelli che le dovrebbero amare, i compagni, i mariti, le persone che ci stanno intorno. Questa famiglia – e così conclude Randi – ha fatto appello alle coscienze di tutti. Dobbiamo essere consapevoli che la società è fatta da noi, quindi anche il patriarcato lo è e possiamo decostruirlo.”
Hanno preso parola anche Filippo Timi e Sabrina Martina, che nel film hanno impersonificato Gino e Giulia Cecchettin.
“Gino Cecchettin è una persona che – commenta Timi – di fronte a ciò che accade, così ingiustificabile e imperdonabile, reagisce con valore, con dolcezza, non copia nessun modello violento. Che meraviglia poter interpretare un uomo così, per me è una grande gioia e un privilegio”.
Così invece Martina:
“Era fondamentale rappresentare Giulia nelle sue varie dimensioni di persona, quelle che abbiamo tutti noi, non volevo chiuderla nell’ultima parte della sua vita. Abbiamo fatto, secondo me, un lavoro molto delicato, di cura e di rispetto per lei e per la famiglia”.
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