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Biennale: la partecipazione della Russia rischia di far tagliare i fondi e crea divisioni

Si fa sempre più concreto il taglio di due milioni di fondi dal 2025 al 2028 se l'istituto non farà il passo indietro richiesto da diversi paesi Ue

Biennale: la partecipazione della Russia rischia di far tagliare i fondi e crea divisioni
Fonte immagine: Ansa
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23 Aprile 2026 - 16.16


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Il mare che bagna la Laguna di Venezia sembra non essere affatto calmo dopo le ultime dichiarazioni dell’alto rappresentante Ue Kaja Kallas a Lussemburgo per la quale “il ritorno della Russia alla Biennale di Venezia moralmente sbagliato” e che “l’Ue intende tagliare i suoi finanziamenti”.
La Kallas ha affermato anche che “Mentre la Russia bombarda musei, distrugge chiese e cerca di cancellare la cultura ucraina, non dovrebbe esserle permesso di esporre le proprie opere”.

La partecipazione a questi eventi di nazioni considerate colpevoli di crimini di guerra è sempre un argomento spinoso e anche anche da parte della rappresentanza lettone – sostenuta da altri 20 paesi e da Kiev – è arrivata la richiesta ai ministri europei di escludere Mosca dall’edizione 2026 in quanto si rischia di “normalizzare” l’aggressione a Kiev. Sempre dalla Lettonia arriva l’esigenza di un intervento Ue mirato a limitare la partecipazione della Russia alle rassegne culturali.

Totalmente contrario a queste posizioni il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini che ha dichiarato “Con tutto il rispetto per la Lettonia, conto di esserci all’inaugurazione della Biennale di Venezia, che ha 130 anni di
storia, è un ente autonomo, apprezzato nel mondo e conto che
nessuno a Bruxelles si permetta di minacciare” confermando anche la sua presenza all’inaugurazione che si terrà il 9 maggio.

Nel frattempo inizia a diventare concreto il taglio di due milioni di fondi dal 2025 al 2028 se l’istituto lagunare non farà un passo indietro.
Con una lettera del 10 aprile dell’European Education and Culture Executive Agency-Eacea l’Ue ha manifestato l’intenzione di “sospendere o cancellare il finanziamento precedentemente accordato alla Biennale, precisando di far pervenire eventuali osservazioni in merito entro 30 giorni dal ricevimento della lettera”.

Nessun portavoce delle Biennale ha dato altre informazioni rispetto a quanto già ribadito, cioè “di essere certa di non aver violato alcuna norma e di aver agito nel pieno rispetto della convenzione in essere con l’Eacea” e ha anche comunicato che “esprimerà nei tempi e nei termini le proprie ragioni”.

Si sono espressi sulla questione anche la Premier Giorgia Meloni per la quale: “Il governo non è d’accordo, ma la Biennale è una fondazione autonoma. Chiaramente questo non cambia la politica del governo perché la politica estera della nazione la fanno il governo, il Parlamento, il presidente della Repubblica e non le fondazioni autonome”, e il ministro della Cultura Alessandro Giuli che ha preso le distanze dal presidente della Fondazione della Biennale, Pietrangelo Buttafuoco e avrebbe pensato anche agli ispettori.

Il presidente della commissione Cultura alla Camera, Federico Mollicone, ha manifestato la sua “stima verso la governance della Biennale di Venezia. Ma saranno loro a prendersi la responsabilità delle eventuali sanzioni dell’Europa” ha detto Mollicone in un colloquio con La Stampa.
Ha poi aggiunto: “Mi allineo a quanto detto dal presidente Meloni e dal ministro Giuli. Governo e Parlamento non sono d’accordo, perché il padiglione russo è di proprietà del governo russo”.

“Ma con i miliardi che diamo noi all’Unione Europea, se si ritirano i 2 milioni di euro fan proprio la figura degli spilorci. Ignoranti, aggiungerei”. Il padiglione russo a Venezia è di proprietà della Federazione Russa quindi non c’entra niente né la Biennale né lo Stato italiano”Ha affermato Matteo Salvini dichiarandosi contrario alle posizioni espresse da parte del governo.

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