A Vienna tutto è stato in bilico fino all’ultimo secondo. Ma alla fine l’ha spuntata la Bulgaria. Nella serata di ieri, sabato 16 maggio, dopo fiumi di polemiche, show e soprattutto coreografie davvero mozzafiato, si è tenuta la finale della settantesima edizione dell’Eurovision Song Contest, che a sorpresa ha visto l’affermazione di Dara e della sua “Bangaranga“.
Riavvolgendo il nastro, l’atto conclusivo è stato aperto dall’esibizione di JJ (Johannes Pietsch), vincitore nel 2025 con il brano “Wasted Love“, che ha omaggiato il compositore di casa Wolfgang Amadeus Mozart sulle note de “Il flauto magico”, un’opera in due atti risalente al 1791. Dopo la “flag parade”, la sfilata di tutti gli artisti in gara con la propria bandiera, il via alla gara lo ha dato il danese Søren Torpegaard Lund, che ha intonato “Før vi går hjem“, una canzone che ruota attorno al legame tra due persone e sul sottile equilibrio tra l’euforia del momento e la consapevolezza della realtà.
Sul palco si sono alternati piuttosto velocemente i primi dieci artisti, con le performance più apprezzate dal pubblico che sono state quella di Leléka con “Ridnym” (Ucraina) e quella di Delta Goodrem con “Eclipse” (Australia). Solo i due conduttori, Victoria Swarovski e Michael Ostrowki, hanno permesso agli spettatori, giunti in migliaia alla Wiener Stadthalle, di prendere “fiato” fra un brano e l’altro, con lo spettacolo che è stato davvero coinvolgente ed emozionante in ogni suo istante.
La gara sembrava piuttosto “equilibrata”, fino a quando non è salita sul palco Dara, la portacolori della Bulgaria, che con il suo brano dal titolo “Bangaranga” ha fatto ballare tutti con il suo ritornello avvolgente e malinconico allo stesso tempo. A deludere sono state invece le esecuzioni di Regno Unito e Cipro, che hanno visto qualche “intoppo” di troppo nelle rispettive coreografie.
Sal Da Vinci si è esibito per ventiduesimo, con la sua performance di “Per sempre sì, divisa in più atti, che è stata fra le migliori della serata. L’ultimo Paese in gara è stato l’Austria, con Cosmó che ha portato in scena “Tanzsche” (letteralmente “Licenza di ballare”), una canzone che esplora in profondità temi di libertà individuale e catarsi attraverso la danza, suggerendo agli ascoltatori che è necessario avere un’autorizzazione per esprimere le proprie emozioni.
Al termine di tutte le esibizioni sono stati svelati i voti, derivanti dalle Giurie nazionali e il Televoto da casa, totalizzati da ciascuno dei 25 Stati in gara, e la Bulgaria (516 punti complessivi) è stata “incoronata” vincitrice per la prima volta nella sua storia, seguita a distanza da Israele (343 punti) e la Romania (296 punti). L’Australia, invece, ha concluso ai piedi del podio, mentre l’Italia si è dovuta accontentare della quinta posizione finale.
Insomma, l’Eurovision si conferma ancora una volta un evento dall’esito imprevedibile, dove la musica si mescola istantaneamente con le emozioni del pubblico in maniera quasi “automatica”, rendendo l’atmosfera unica e indescrivibile a parole.