Religioso sì, ma pur sempre turismo: costa caro essere pellegrini. Anche ad Assisi | Culture
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Religioso sì, ma pur sempre turismo: costa caro essere pellegrini. Anche ad Assisi

Basta fare un giro per le capitali del culto, a partire dal santuario di San Francesco, per accorgersi di come la fede sposti tanta, tanta gente (e dunque soldi). Perché, tralasciando lo spirito, la carne ha bisogni ben più terreni. E quindi una mano va sul rosario ma l’altra sul portafogli.

Religioso sì, ma pur sempre turismo: costa caro essere pellegrini. Anche ad Assisi
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Agostino Forgione Modifica articolo

2 Ottobre 2026 - 17.53


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Un uomo di mezza età che salendo dalla Basilica inferiore a quella superiore di San Francesco urla a telefono con – verosimilmente – una guida, lamentandosi del poco tempo e di essere sballottolato da una parte all’altra, inevitabilmente ammonito da un gruppo di fedeli. Osservo e memorizzo in questa domenica nella quale mi mescolo tra i pellegrini che percorrono le antiche vie di Assisi verso la Basilica.Una t-shirt di Demon Slayer, un noto manga giapponese, accostata a un’altra di San Francesco in un bazar per turisti. E tanti fedeli stretti alle grate attorno alla tomba del Santo, sprofondati nella preghiera.

Sono queste le tre immagini che credo possano esprimere meglio quella che è la religiosità dei nostri giorni, che sì esiste ancora e sposta tanta gente. Il mercato l’ha ben capito. Come ha capito bene che il turismo religioso non è vissuto da tutti nello stesso modo: per qualcuno si tratta solo di una gita, di qualcosa di analogo a una visita al museo, per qualcun altro affreschi, mosaici e pale non sono altro che un contorno, a muoverli è una reale e profonda devozione.

Che si tratti di Assisi, Pietrelcina, Lourdes e via dicendo poco importa, le mete di culto non sono state risparmiate dalle dinamiche del turismo di massa. E, almeno a riguardo, i santi il miracolo – economico – l’hanno fatto, facendo la fortuna di comuni che altrimenti non avrebbero tanto altro da offrire. Molto più sfaccettato è invece l’identikit del fedele o, talvolta più propriamente, di chi va a visitare tali luoghi. Sono sicuramente tanti coloro che riconoscono in cattedrali, chiese e basiliche anzitutto importanti testimonianze storiche e artistiche. Per secoli il maggiore committente dei più grandi artisti è stata proprio la Chiesa, per cui è facile immaginare come per molti i luoghi di culto siano, come già accennato, assimilabili a musei e pinacoteche. Non che ci sia qualcosa di male, per carità.

Un dettaglio che è testimoniato dalle decine di teli monouso distribuiti quotidianamente a turisti troppo scosciati e scoperti, in contrasto con il decoro imposto dal contesto. Soluzione a oggi adottata dalla maggior parte dei luoghi di culto e, a voler essere mal pensanti, se ne ravvede la ragione: è sicuramente preferibile staccare un biglietto in più che lasciare qualcuno fuori. Ma non è solo “americani in vacanza”. C’è chi la spiritualità la sente davvero, chi il contatto col santo lo cerca veramente. Un sentimento probabilmente rimasto invariato, intatto, rispetto a quello dei primi pellegrini. È cambiato tutto il contorno, il mondo è diventato piccolo, visitare Santiago non è più il viaggio – e l’impresa – di una vita. Ma la fede è rimasta il perno fisso attorno cui tutto il resto ha cambiato faccia.

Quanto di molto più terreno e carnale riguarda l’accoglienza e i servizi offerti al pellegrino. Che, difatti, è un turista come qualsiasi altro, senza distinzioni. Giustamente i soldi valgono lo stesso per tutti. Per cui usciti dalla cattedrale si dovrà pure pranzare, un gelato verrà pur voglia di mangiarlo, un ricordino alla zia va preso. Ed è qui che la vacca viene munta fino all’ultima goccia, senza sconti. E che non a tutti importi – quantomeno solo – dei santi i commercianti lo sanno bene. Per cui ecco venir fuori i trasognanti e surreali bazar che alle aureole affiancano olio al tartufo e condimenti per spaghettate. Bisogna differenziare l’offerta.

L’impressione che ho visitando questi luoghi, in sunto, è sempre la stessa. E non c’è tanto da girarci attorno. Di fede ce n’è, anche da parte dei giovani, ma è strettamente confinata, forse più propriamente arroccata, entro le quattro mura consacrate. Fuori, invece, è terra del profano.

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