Il Premio Nobel per la Pace 2026 è stato assegnato alla giurista sudafricana Navanethem Pillay. Il riconoscimento premia il coraggio e l’integrità dimostrati nella lotta contro i crimini di guerra e richiama l’attenzione sul ruolo della giustizia internazionale, oggi al centro di un confronto sempre più acceso.
Nata nel 1941 in Sudafrica, in una famiglia di origini indiane tamil, Navi Pillay è stata la prima donna non bianca a ricoprire il ruolo di giudice presso l’Alta Corte del Paese. Nel corso della sua carriera ha ricoperto incarichi di primo piano: dal 2008 al 2014 è stata Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, ha presieduto il Tribunale penale internazionale per il Ruanda e ha lavorato come giudice della Corte penale internazionale. Nel 2015 invece è entrata nella Commissione internazionale contro la pena di morte. Navi Pillay ha dedicato il Nobel ai “sopravvissuti a crimini internazionali”, pronunciando queste parole durante una conferenza stampa nella storica aula di tribunale di Norimberga, dove nel dopoguerra furono processati i gerarchi nazisti.
Nel suo intervento la giurista ha inoltre denunciato gli attacchi alla Corte penale internazionale, finita nel mirino di Donald Trump dopo il suo ritorno alla Casa Bianca. “Stiamo attraversando un’epoca in cui il diritto internazionale e i diritti umani sono oggetto di pesanti attacchi politici”, ha dichiarato, sottolineando il deterioramento del clima intorno all’istituzione. Non è mancata una battuta rivolta al pubblico: “Se applaudite un po’ più forte, forse dividerò il premio con Trump”. Al di là dell’ironia, il riconoscimento a Navi Pillay riporta al centro una questione cruciale: la pace non può prescindere dalla difesa dei diritti e dall’esistenza di una giustizia capace di tutelare le vittime.