di Lorenzo Lazzeri
A Time in Jazz l’incontro con Bandakadabra comincia camminando nel paese, dalle persone arrivate a Berchidda, alla difficoltà di trovare alloggio fino agli ottoni di Bandakadabra. Gipo Di Napoli e Giulio Piola spiegano come una marching band possa suonare techno usando soltanto strumenti acustici.
È la sera del 10 agosto e siamo a Berchidda, sede principale di Time in Jazz, il festival internazionale diretto da Paolo Fresu. Prima di seguire i concerti cammino per il paese. Voglio capire dove si muove il pubblico, incontrare chi lavora al festival, vedere cosa succede nelle strade e trovare anche un posto dove mangiare.
L’arrivo, in realtà, era cominciato mesi prima. Trovare un alloggio nei dintorni di Berchidda non è stato semplice, se non un vero colpo di fortuna. Siamo in due e a marzo, quasi per caso, abbiamo trovato una sistemazione a Oschiri, a 15 chilometri dal festival. Un paese che conserva il complesso archeologico di Santo Stefano, con le domus de janas, tombe preistoriche che la tradizione sarda ha trasformato nelle “case delle fate”, e un’area rupestre con testimonianze molto più antiche della chiesa medievale.
A Berchidda la prima impressione del festival arriva però dalle strade. A un certo punto sentiamo una cassa, poi gli ottoni. Non arriva da un impianto da discoteca, a suonare è Bandakadabra.
«Siamo una marching band che fa principalmente techno, ma non solo», racconta Gipo Di Napoli.
Accanto a lui Giulio Piola spiega meglio il meccanismo: «Facciamo musica techno, ma con gli strumenti acustici: con la tromba, il trombone, il susafono e le percussioni».
Grancassa, rullante, piatti e Charleston prendono quindi il posto della strumentazione normalmente associata alla techno. «Queste cose qua solitamente si usano per altri generi, ma noi le abbiamo adattate per eseguire musica techno», dice Piola.
È una banda che può spostarsi mentre suona e può salire su un palco. I musicisti raccontano infatti che la sera precedente avevano suonato insieme ai No Reply e a Willie Peyote.
Dopo un pasto e del buon vino locale — parola di toscano a cui il vino scorre nelle vene — torniamo verso il centro di Berchidda. Sappiamo già che, scegliendo di restare qui, qualcosa ce lo perderemo.
Time in Jazz è distribuito su più paesi e questa sera, alle 21.30, a Li Conchi, ad Arzachena, stanno suonando gli Elektro Dixie: Stefano Bagnoli, Christian Meyer, Giuseppe Vitale e Federico Malaman. Il progetto mette insieme due batterie, tastiere e basso elettrico e parte dal jazz dei primi decenni del Novecento per portarne il ritmo dentro sonorità contemporanee.
Arzachena è a quasi un’ora di macchina e non riusciamo ad arrivarci in tempo. Il concerto degli Elektro Dixie resta quindi fuori dalla nostra serata. Sarebbe stato interessante fermarsi anche lì, in un paese che ha una storia antica e si trova a poca distanza dalla costa gallurese.
Restiamo a Berchidda. In una piazzetta laterale stanno suonando i TAAL, Luigi Mastandrea e Fabio Arcifa. Il progetto è nato alla Bolognina nel 2023. Mastandrea è organista di formazione classica e produttore, Arcifa è polistrumentista. Sul palco usano campionatori, sintetizzatori analogici ed effetti senza laptop o la consueta attrezzatura da DJ.
Il ritmo procede per sequenze brevi e ripetute, con variazioni progressive di suono e intensità. La melodia resta in secondo piano.
È il primo incontro della sera a Berchidda. E per capire Time in Jazz, almeno questa sera, conviene cominciare da qui: camminando.