Il 14 luglio 1948 è una data che segna un bivio della storia. Alle 11.30, all’uscita di Montecitorio, il venticinquenne Antonio Pallante spara quattro colpi di pistola contro Palmiro Togliatti. Raggiunto da tre dei quattro colpi, il segretario del Partito comunista italiano cade gravemente ferito. Per alcune ore il Paese teme che il leader del più grande partito comunista dell’Occidente non sopravviva. In gioco, però, non c’è soltanto la vita di Togliatti ma la tenuta della giovane Repubblica che dall’inizio dell’anno aveva la sua nuova Costituzione che le differenti forze politiche del Paese vollero comunque basare sull’antifascismo.
L’attentato arriva però appena tre mesi dopo le elezioni del 18 aprile, che hanno visto la netta affermazione della Democrazia cristiana di Alcide De Gasperi e la pesante sconfitta del Fronte Democratico Popolare, l’alleanza tra Pci e Psi. Per i comunisti è un trauma politico. Molti militanti sono convinti che il voto sia stato condizionato dalla pressione americana, dalla Chiesa e da una durissima campagna anticomunista. Il clima nel partito è teso, alimentato dalla convinzione che la strada verso una guida del Paese si sia improvvisamente chiusa.
La notizia dell’attentato fa esplodere il Paese. La Cgil proclama lo sciopero generale, le fabbriche si fermano, sorgono barricate, vengono assaltate sedi della Dc e commissariati. Da Genova a Torino, da Milano all’Emilia-Romagna, l’Italia sembra sull’orlo dell’insurrezione. Il bilancio finale sarà di decine di morti e centinaia di feriti.
Anche la Toscana vive ore drammatiche. Ad Abbadia San Salvatore, sul Monte Amiata, la protesta assume i caratteri di una vera rivolta con il municipio che viene occupato, mentre sorgono barricate e il paese resta per ore nelle mani degli insorti prima che le forze dell’ordine riprendano il controllo. È uno degli episodi che meglio raccontano quanto concreta fosse la possibilità di uno scontro civile.
È proprio in quelle ore che, all’interno del Pci, si apre il confronto destinato a segnarne la storia. La memoria collettiva ha tramandato l’immagine di un partito che invita subito alla calma, ma studi più recenti, però, restituiscono un quadro più complesso. Come osserva lo storico Marcello Flores, il dibattito fu reale e attraversò il gruppo dirigente. In molte federazioni e tra numerosi ex partigiani prevaleva la convinzione che l’attentato fosse il segnale di un’offensiva contro il movimento operaio e che fosse giunto il momento della risposta rivoluzionaria.
A rappresentare questa sensibilità era soprattutto Pietro Secchia, responsabile dell’organizzazione del partito e figura simbolo dell’ala più legata all’esperienza resistenziale. Molti dirigenti locali chiedevano di trasformare la mobilitazione spontanea in un’insurrezione. Ma prevalse una diversa valutazione politica. Fu Togliatti, dal letto dell’ospedale, a far sapere che occorreva evitare una deriva insurrezionale. La celebre esortazione. “State calmi, non perdete la testa” riassume la scelta compiuta dal vertice comunista.
Non si trattò di un improvviso ripudio della rivoluzione, ma della consapevolezza che un conflitto armato sarebbe stato destinato alla sconfitta. La Guerra Fredda stava annullando il rapporto fra le forze occidentali e orientali che avevano sconfitto il nazifascismo. L’Italia era ormai saldamente inserita nel blocco occidentale, lo Stato manteneva il controllo delle istituzioni e qualsiasi tentativo di presa del potere avrebbe probabilmente provocato una repressione durissima, mettendo fuori legge il Pci.
È questo il vero lascito del 14 luglio 1948. Più ancora dell’attentato di Pallante, fu decisiva la scelta compiuta dal gruppo dirigente comunista. In quelle ore il Pci si trovò davanti a un bivio che era quello di assecondare la spinta insurrezionale presente in una parte della base oppure difendere, pur tra contraddizioni e tensioni, il terreno della legalità repubblicana.
Prevalse la scelta della seconda strada dettata dal realismo politico più che dalla moderazione ideologica, ma contribuì a evitare che la più grave crisi dell’Italia repubblicana degenerasse in una guerra civile.