È stata depositata oggi da cinque delle case editrici mondiali più prestigiose e lo scrittore di best seller Scott Turow una class action contro Meta che potrebbe stabilire un importante precedente giuridico. Nella denuncia, Meta e Mark Zuckerberg sono accusati di aver addestrato il modello di intelligenza artificiale Llama con libri e articoli scientifici scaricati illegalmente.
Il risultato è che con poche righe vengono prodotti contenuti estremamente simili a quelli originali, arrivando addirittura a produrre il testo esatto del libro, tanto da rendere quasi superfluo l’acquisto delle opere. La causa, promossa da Hachette, Macmillan, McGraw Hill, Elsevier e Cengage, è stata sottoposta ai giudici del Distretto Sud di New York, sostenendo che la violazione dello scaricamento dei contenuti tramite siti di pirateria sarebbe stata “personalmente autorizzata e attivamente incoraggiata” da Zuckerberg stesso.
Meta ha respinto le accuse tramite una dichiarazione al New York Times del portavoce Dave Arnold: “Difenderemo questa causa con determinazione. L’intelligenza artificiale alimenta innovazioni trasformative, produttività e creatività per individui e aziende, e i tribunali hanno giustamente stabilito che l’addestramento dell’Ia su materiale protetto da copyright può rientrare nel fair use”.
Del resto, non si tratta neanche di un caso isolato: già l’anno scorso aziende come OpenAI, Google e xAI sono state denunciate per uso non autorizzato di materiali protetti da copyright. Tra questi Anthtropic, ad esempio, ha chiuso la causa accettando di pagare 1.5 miliardi di dollari di risarcimento agli autori le cui opere sono state utilizzate per l’addestramento.
La causa delle case editrici condivisa e firmata dagli scrittori è particolarmente sentita: è uno degli ultimi tentativi per proteggere le opere coperte dal diritto d’autore e limitare il dilagare dell’uso da parte delle aziende tech di addestrare i modelli linguistici violando le norme legali.