di Giuseppe Christopher Catania
Ciò che sta accadendo in Italia e nel resto dell’Europa è un chiaro segno che la classe media, i lavoratori e soprattutto gli studenti non sostengono più i nuovi “regimi” a capo dei governi come rappresentanti del popolo. Però le rivolte che stanno occupando le grandi città non possono essere una giustificazione del vandalismo e della delinquenza.
Quanto è accaduto in questi giorni a Milano ci pone di fronte a una grande riflessione: la democrazia sta vacillando. Le vetrine distrutte, i fumogeni e le bombe carta tra le vie del centro che in questi giorni hanno coinvolto città come Milano e Parigi non sono semplici atti criminali, ma sono sintomatici di una frattura tra il tessuto sociale e le istituzioni democratiche. I cittadini che invadono le piazze, tra studenti, lavoratori e famiglie, portano al centro i problemi che sono costretti a subire quotidianamente: il costo della vita insostenibile, l’emergenza abitativa, il costo del gasolio e, nel caso dell’Italia, gli stipendi più bassi d’Europa. Tutti questi elementi sono stati ignorati dalla classe politica. Ciò che ha fatto scattare le rivolte studentesche è stata la spesa militare in forte crescita; si parla di circa 34 miliardi di euro, pari al 2,5% del PIL. Di fronte a questi dati non è possibile girare la testa e restare indifferenti.
Se, tuttavia, il diritto alle proteste e alle manifestazioni rappresenta la base della democrazia, il vandalismo è un problema che non può essere negato. I giovani che protestano e che nel corso di questa settimana hanno preso di mira le boutique di moda saccheggiandole e distruggendo tutto non sono sintomo di protesta contro il capitalismo oppure contro le grandi catene. Anzi, finiscono per oscurare le ragioni assolutamente condivisibili delle manifestazioni, spostando l’attenzione dalle vere richieste dei cittadini e giustificando nuove misure restrittive che il governo intende emanare. Un altro punto saliente che non si può trascurare sono le conseguenze degli atti vandalici, perché a ripagare i danni sarà inevitabilmente l’intera collettività, per non parlare anche dei danni che i piccoli imprenditori hanno subito.
Se da un lato i riflettori sono tutti puntati sulla delinquenza delle grandi città del nord Italia, una rivolta pacifica si sta compiendo al sud e riguarda i camionisti. Sono questi ultimi, infatti, che rappresentano il cuore pulsante della grande distribuzione nazionale, e che stanno causando lo svuotamento dei supermercati. Ma sembra che ai grandi media tutto questo non importi, un’indifferenza che testimonia la disparità di trattamento tra nord e sud. Quanto auspicabile è la capacità da parte delle istituzioni di ascoltare e comprendere i disagi dei cittadini, proponendo misure che intercettino le richieste avanzate. Alzare la testa in un sistema democratico significa pretendere i propri diritti, senza però danneggiare la comunità. La violenza e il vandalismo non sono mezzi per sfidare il potere e scambiare il vandalismo per rivoluzione non è politica, ma serve solo a generare paura.